Una visita a settimana dal farmacista per migliorare l’aderenza alla terapia

La soluzione

Una visita a settimana dal farmacista per migliorare l’aderenza alla terapia

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Grazie alle visite settimanali in farmacia la percentuale di pazienti che assumeva correttamente i farmaci è passata dal 44% all’86%
di redazione

Seguire alla lettera la prescrizione del medico, rispettando le modalità di assunzione e il dosaggio dei farmaci. Si chiama “aderenza terapeutica” ed è una buona abitudine che spesso può salvare la vita. È il caso dei pazienti con scompenso cardiaco: prendere le medicine giuste al momento giusto è fondamentale per migliorare i sintomi, fermare la progressione della malattia e ridurre anche il rischio di morte. 

Eppure in Europa il 30-50 per cento dei pazienti che soffrono di insufficienza cardiaca, per lo più anziani, non osserva le indicazioni dei camici bianchi. C’è chi trasgredisce da subito e non inizia proprio la terapia, chi si limita a prendere solo alcune delle medicine prescritte, chi periodicamente si dimentica di ingerire la pillola e chi interrompe del tutto la cura. Ci sarebbe un modo semplice ed efficace per evitare tutto questo: il monitoraggio della terapia potrebbe essere affidato a un farmacista dal quale il paziente potrebbe recarsi una volta alla settimana per sottoporsi a un controllo. 

A proporlo sono gli autori di uno studio presentato al congresso Heart Failure 2019 della European Society of Cardiology, in corso in questi giorni ad Atene.

La ricerca è stata condotta su 237 pazienti di 60 anni e più che sono stati assegnati in modo casuale a due tipi di intervento: la tradizionale terapia prescritta dal medico da seguire in totale autonomia e un percorso terapeutico che prevedeva la partecipazione del farmacista. Il monitoraggio è durato due anni. I farmaci prescritti comprendevano betabloccanti, Ace inibitori o Sartani e antialdosteronici.

Il primo approccio con il farmacista per i pazienti del gruppo sperimentale consisteva in un semplice controllo dei medicinali prescritti. Si proseguiva poi con una serie di visite periodiche, ogni 8-10 giorni, in farmacia per controllare l’aderenza alla terapia, monitorare i sintomi della malattia, misurare i livelli di pressione e il battito cardiaco. Ai pazienti venivano forniti contenitori speciali per le medicine con l’indicazione dei giorni della settimana e gli orari in cui assumere le pillole. Ogni volta che comparivano nuovi sintomi ed emergeva qualche novità nella terapia, il farmacista contattava il medico per proporre l’intervento più giusto. In generale è stato osservato che i pazienti seguiti dal farmacista assumevano un maggior numero di medicine tra quelle prescritte.

In confronto ai pazienti autogestiti, la quantità di farmaci assunta dal gruppo sperimentale era aumentata del 5,7 per cento. 

Dallo studio è emerso che, grazie alle visite settimanali in farmacia, l’aderenza alla terapia cresce. La percentuale di pazienti che ha assunto i tre farmaci almeno nell’80 per cento dei giorni è passata dal 44 per cento all’86 per cento nel gruppo assegnato al farmacista, mentre nell’altro gruppo è passata dal 42 per cento al 68 per cento. Significa che i pazienti del gruppo sperimentale avevano una probabilità tripla di aderire al piano terapeutico rispetto al gruppo tradizionale, con evidenti ripercussioni positive sulla salute: dopo due anni il gruppo che frequentava regolarmente la farmacia aveva una qualità di vita migliore rispetto all’altro, con meno limitazioni nelle attività quotidiane. 

«I cardiologi e i medici di famiglia potrebbero apprezzare questo tipo di intervento poiché non modifica la terapia prescritta ma aiuta i pazienti a seguire il percorso terapeutico», ha dichiarato Ulrich Laufs, direttore del Dipartimento di Cardiologia dell’Università di Leipzig in Germania, principlaue autore dello studio.