Adolescenti: meglio schiacciare un pisolino prima di fare i compiti

Il consiglio

Adolescenti: meglio schiacciare un pisolino prima di fare i compiti

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Meglio dormire 6,5 ore a notte o 5 schiacciando un pisolino nel pomeriggio. Sembra che la seconda soluzione si migliore per il cervello, ma non per il metabolismo
di redazione

Difficile trovare un teen ager che rispetti le canoniche 7/8 ore di sonno consigliate dai medici. Nella maggior parte dei casi le loro abitudini fanno a pugni con le linee guida: restano svegli a oltranza durante la settimana quando al mattino devono alzarsi presto assicurandosi così non più di 5 ore di sonno a notte. Tanto c’è il week-end per recuperare. 

Secondo uno studio appena pubblicato su Sleep gli effetti negativi della carenza di sonno sulla salute potrebbero essere corretti con una soluzione semplice e facile da fare accettare ai ragazzi nottambuli: un riposino pomeridiano. 

I ricercatori sono stati particolarmente attenti alle conseguenze della carenza di sonno su due specifici parametri: i livelli di glucosio, associati al rischio di diabete,  e le funzioni cerebrali. Lo scopo dei ricercatori è anche quello di capire cosa sia meglio consigliare agli adolescenti: spingerli a dormire almeno 6,5 ore di seguito per notte, oppure lasciarli liberi di fare le ore piccole invitandoli però a schiacciare un pisolino nel pomeriggio? 

Molto pragmaticamente l’opzione delle 7/8 ore di sonno non viene neanche presa in considerazione. 

I ricercatori hanno misurato le performance cognitive e livelli di glucosio di un gruppo di studenti durante 15 giorni passati in perfetto stile teen-ager: notti in bianco durante la settimana e comatose dormite durante il week-end. 

«Molti adolescenti sono esposti a carenze di sonno nelle notti di scuola. Abbiamo valutato come la diversa ripartizione delle scarse ore di sonno (continuo o frammentato) influenzi la funzione neurocomportamentale e i livelli di glucosio», spiegano i ricercatori.

I ragazzi sono stati infatti divisi in due gruppi, tutti i partecipanti dormivano poco, molto meno della quantità raccomandata, ma distribuivano le ore di sonno in maniera diversa: alcuni dormivano 6,5 ore per notte durante la settimana, altri compensavano le 5 ore scarse di sonno notturno con un riposino pomeridiano di circa un’ora e mezza. 

Ebbene, inaspettatamente i giovani che avevano scelto di dormire in modo spezzato erano più vigili, avevano una memoria di lavoro superiore e un migliore umore rispetto ai coetanei che dormivano 6,5 ore di seguito. 

Per quanto riguarda i livelli di glucosio valeva invece il contrario: i ragazzi che dormivano poco ma in maniera continuativa non mostravano alterazioni dello zucchero nel sangue, mentre gli altri studenti con un sonno spezzato avevano livelli di glucosio superiori a quelli normali, indice del fatto che il pisolino nulla può contro gli effetti metabolici della carenza di sonno. 

I ricercatori hanno quindi dimostrato che non conta solo quanto si dorme, ma anche come si dorme. Ogni abitudine ha le sue conseguenze. Serviranno però ulteriori studi per capire di quali conseguenze esattamente si sta parlando. Partendo in primis dall’associazione tra mancanza di sonno e diabete. 

Ma, come ricordano gli stessi autori dello studio, in attesa di nuovi risultati la cosa migliore sarebbe comunque rispettare le ore di sonno raccomandate dagli esperti.