Alcol zero in gravidanza. Anche qualche bicchiere predispone i figli alla dipendenza

Il rischio

Alcol zero in gravidanza. Anche qualche bicchiere predispone i figli alla dipendenza

L’esposizione prenatale all’alcol rende i neuroni dopaminergici più sensibili alla sostanza
redazione

Alle donne in gravidanza, i ginecologi lo concedono con il contagocce: l’alcol può avere una serie di conseguenze gravi sul feto, tra cui malformazioni, problemi cerebrali, deficit di crescita. 

Ma c’è ancora un altro effetto negativo da aggiungere alla lista: le donne che non riescono a rinunciare ai bicchieri di vino, birra o superalcolici rendono la prole più esposta al rischio di dipendenza da alcol. 

Ora un gruppo di di neuroscienziati del Research Institute on Addictions dell’Università di Buffalo ha scoperto il meccanismo all’origine di questa associazione.  L’alcol assunto dalla madre provoca delle alterazioni durature nel sistema di ricompensa del cervello del bambino. Così succede che cambiamenti avvenuti nell’utero hanno conseguenze a lungo termine, aumentando il rischio della dipendenza da alcol una volta diventati adulti.

Tutto dipenderebbe da un diverso comportamento degli endocannabinoidi, sostanze chimiche simili alla cannabis prodotte dal cervello stesso. 

Quando il cervello viene esposto all’alcol prima della nascita, gli endocannabonoidi modificano la loro azione su alcuni neuroni dopaminergici 

coinvolti nei comportamenti della dipendenza, rendendoli più sensibili a una sostanza che dà dipendenza, come l’alcol.  Per questo motivo una persona che è stata esposta nell’utero materno all’alcol, una volta adulta avrà bisogno di una quantità minore di quella sostanza per diventarne dipendente. 

Andando più nel dettaglio, tutto questo processo avviene nell’area tegmentale ventrale dove sono contenuti i neuroni dopaminergici che è ampiamente implicata nel sistema di ricompensa del cervello. È qui che scatta la reazione alle sostanze stupefacenti. In condizioni normali gli endocannabinoidi indeboliscono le sinapsi che attivano i neuroni dopaminergici. 

Quando invece il feto viene esposto all’alcol gli endocannabinoidi funzionano in modalità ridotta e le sinapsi, non trovando ostacoli, continuano a rafforzarsi. Secondo i ricercatori di Buffalo è proprio questo il meccanismo all’origine della maggiore predisposizione alla dipendenza da sostanze alcoliche in individui nati da madri che non hanno smesso di bere quando erano in cinta. 

«Se comprendiamo il ruolo che hanno gli endocannabinoidi sull’aumento del rischio di dipendenza nel cervello - dice Roh-Yu Shen, principale autore dello studio -  possiamo cominciare a sviluppare terapie farmacologiche o altri interventi con cui combattere questo e forse altri effetti negativi dell’esposizione all’alcol prenatale».