Alzheimer: i pazienti muoiono prima quando i caregiver sono depressi

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Alzheimer: i pazienti muoiono prima quando i caregiver sono depressi

Ansia, depressione e stress. Ne soffre più del 40 per cento dei caregiver. Con ripercussioni sulla salute dei malati che accudiscono. Perché chi riceve le cure da un parente depresso o stressato perde più di un anno di vita. Lo studio su Pnas
redazione

Non venire riconosciuti dal compagno o dalla compagna di una vita, assistere alla graduale e inesorabile perdita di indipendenza del proprio partner o di un genitore, rinunciare alla condivisione dei pensieri, al dialogo e alla complicità a cui si era abituati e finire per ammalarsi di depressione. È il destino di molte persone che accudiscono un famigliare che soffre di demenza: più del 40 per cento dei caregiver che vivono accanto a un paziente con Alzheimer o altre forme di declino cognitivo è depresso. 

Il dato è riportato su uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences che lancia anche un altro allarme: le persone con demenza muoiono prima se i loro famigliari sono depressi. 

È un deleterio circolo vizioso che inizia con il membro della famiglia che si ammala, prosegue con il parente o coniuge che diventa depresso e termina con la morte prematura del malato. 

I ricercatori hanno raccolto informazioni su 176 pazienti con malattie neurodegenerative tra il 2007 e il 2016, monitorando anche la salute mentale dei famigliari che si prendevano cura di loro. 

Incrociando i dati è emerso che i pazienti accuditi da persone con ansia, depressione o altri sintomi di malattie mentali morivano circa 14 mesi prima rispetto a chi era circondato da persone in buona salute mentale. 

«Lo studio dimostra che  preservare la salute mentale dei caregiver vuol dire aiutare i pazienti nel percorso terapeutico - dice Brett Ford, coautore dello studio e professore di psicologia all’Università di Toronto». 

Dall’indagine pubblicata su Pnas è emerso che nell’85 per cento dei casi a prendersi cura dei malati sono i coniugi, nell’8 per cento i figli e nel 6 per cento i fratelli.  

La longevità dei pazienti è stata misurata calcolando il numero di giorni trascorsi dalla diagnosi alla morte o al momento in cui lo studio è terminato. Sui 176 pazienti reclutati, 76 sono deceduti durante il periodo di osservazione. E il rischio di mortalità aumenta quando i caregiver hanno una salute mentale fragile. Ciò può dipendere da vari fattori: si abbassa la qualità delle cure, si indebolisce il sistema immunitario dei pazienti in seguito a un cattivo rapporto con i propri cari, senza dimenticare il fatto che il cattivo umore può essere contagioso con conseguenze negative sulla salute.  

È un risultato che le politiche di salute pubblica non possono ignorare: attualmente negli Usa 7 milioni di persone soffrono di qualche patologia neurodegenerativa, tra cui Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, malattia  di Lou Gehrig’s (Als) e di Huntington. Nel 2030 il numero salirà a 8 milioni. 

Tutte queste patologie comportano un declino cognitivo, disturbi della sfera emotiva e limitazioni nei movimenti.  La maggior parte dei malati, negli Usa come in Italia, vengono curati dai propri famigliari che, giorno dopo giorno, consumati dallo stress compromettono la loro salute mentale.

 

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