Anche i bambini hanno pensieri suicidi

Lo studio

Anche i bambini hanno pensieri suicidi

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Tra i dati allarmanti c'è il fatto che le risposte dei bambini e degli adulti sulla presenza di idee di suicidio coincidevano solo nel 17 per cento dei casi. Un dato che indica che il fenomeno può spesso sfuggire ai genitori
di redazione

Anche i bambini hanno pensieri suicidi. Uno studio pubblicato su Lancet Psychiatry è una doccia fredda: negli Stati Uniti circa l’8 per cento dei bambini di 9-10 anni prende seriamente in considerazione l’ipotesi di togliersi la vita. Fortunatamente sono meno quelli quelli che ci provano veramente. 

Questa indagine, la più ampia mai condotta sull’argomento, non si limita a fornire gli inquietanti dati ma segnala i fattori di rischio utili per individuare i bambini più vulnerabili e  pianificare interventi mirati per promuovere la salute mentale durante l’infanzia. 

I dati dicono che il suicidio è la seconda principale causa di morte nella fascia di età tra i 10 e i 14 anni. Il numero delle ammissioni ospedaliere dovuto a pensieri suicidi o ad autolesionismo è più che raddoppiato nel corso degli ultimi 10 anni, passando dallo 0,7 per cento del 2008 all’1,8 per cento del 2015. Ma fino a oggi il fenomeno non era ancora stato analizzato in maniera sistematica. 

Sono intervenuti a colmare la lacuna i ricercatori di varie istituzioni, ta cui anche due università italiane (Sapienza e Cattolica) che hanno raccolto informazioni su circa 8mila bambini tra i 9 e i 10 anni che avevano perso parte allo studio statunitense Adolescent Brain Cognitive Development (ABCD), uno studio cruciale sullo sviluppo cognitivo dei ragazzi e sui fattori che lo influenzano. 

Gli scienziati hanno chiesto ai bambini e ai loro genitori o a chi li accudiva di rispondere in maniera indipendente a una serie di domande sul benessere psicologico e sulla presenza in famiglia di pensieri suicidi. 

In tutti i casi in cui i bambini stessi (684) o i loro caregiver (654) avevano segnalato la presenza di pensieri suicidi tra i bambini, gli scienziati hanno cercato elementi significativi nella famiglia o nell’ambiente frequentato che potessero essere associati al malessere. Elementi che non comparivano nei 6.800 casi in cui non sono emersi pensieri di suicidio. 

Da questa analisi è emerso che i fattori associati a un maggior rischio di tentativi di suicidio sono problemi psicologici, ansia e depressione, e i conflitti famigliari. Questi ultimi in particolare aumentano del 30–75 per cento il rischio di sviluppare pensieri suicidi.  Inoltre, soprattutto nel caso dei maschi, è emerso che i bambini con pensieri suicidi passavano molto tempo sui dispositivi digitali durante il week end, ma molti dettagli su questo legame sono ancora da approfondire. 

Tra i fattori protettivi c’è la supervisione dei genitori e un buon rapporto con la scuola. Probabilmente questi elementi contribuiscono a un sano sviluppo della propria identità, all’autostima e a una maggiore resilienza. 

Un dato degno di attenzione è saltato agli occhi dei ricercatori: le risposte dei bambini e degli adulti sulla presenza di idee di suicidio nei bambini coincidevano solo nel 17 per cento dei casi, il che indica che ai genitori può sfuggire qualcosa.  

«Il timore della stigmatizzazione, la difficoltà di comunicazione e la mancanza di sostegno sociale e familiare possono far sì che i bambini piccoli non si sentano a loro agio nel parlare della loro salute mentale. Questa discrepanza sottolinea la necessità di una valutazione separata e indipendente del rischio di suicidio in bambini e genitori», ha dichiarato Beatriz Luna dell’Università di Pittsburgh, tra gli autori dello studio.