Ancora una bocciatura per il test del Psa. Non va usato come screening per il tumore della prostata

L’analisi

Ancora una bocciatura per il test del Psa. Non va usato come screening per il tumore della prostata

Per qualcuno, ma non per tutti. Il test del Psa viene per l’ennesima volta bocciato come strumento di screening perché i danni dovuti a sovradiagnosi e falsi positivi superano i benefici. La sua utilità è limitata a casi ristretti, non va proposto alla la popolazione generale

di redazione

I rischi superano i benefici. Punto. Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro: il test del Psa non soddisfa il criterio di base richiesto a ogni tipo di screening e quindi non va proposto alla popolazione generale come strumento di prevenzione del tumore alla prostata. 

È chiaro, sintetico e perentorio il verdetto dell’Institute for Quality and Efficiency in Health Care (IQWiG) contenuto nell’ultimo rapporto “Prostate cancer screening using a PSA test” che valuta i pro e i contro dello screening del Psa. L’IQWiG è l’agenzia tedesca responsabile della valutazione della qualità e dell'efficienza dei trattamenti medici, compresi i programmi di screening. 

I ricercatori hanno analizzato 11 trial clinici randomizzati che hanno coinvolto in tutto 400mila partecipanti in tutto il mondo. Tutti questi studi mettevano a confronto gli effetti del test del Psa rispetto a nessun tipo di esame per il tumore alla prostata. 

Dall’analisi dei dati è emerso che il test del Psa può essere vantaggioso solo per un numero limitato di uomini, già in possesso di una diagnosi di tumore. In questo caso la misurazione dei livelli dell'antigene prostatico specifico può fornire indicazioni utili per ritardare o prevenire il tumore metastatico.  Non è comunque chiaro se le informazioni offerte dal test aumentino l’aspettativa di vita di questa categoria di uomini. 

Per tutti coloro che hanno un rischio medio di sviluppare il tumore alla prostata, lo screening con il test del Psa è più dannoso che vantaggioso. 

Per due motivi: c’è un’elevata probabilità di sovradiagnosi e un alto rischio di falsi positivi. In entrambi gli scenari le conseguenze per uomini di età tutto sommato giovane possono essere inutilmente devastanti. Nel caso di sovradiagnosi gli uomini con un tumore innocuo che non richiederebbe alcun trattamento vengono sottoposti a interventi invasivi che possono provocare incontinenza e impotenza. Nel caso di falso positivo, gli uomini senza tumore della prostata sperimentano momenti di angoscia e preoccupazione in attesa del risultato della biopsia. 

In generale, sottolineano gli autori dello studio, eseguire test del Psa a tappeto sull’intera popolazione potenzialmente esposta al rischio di tumore alla prostata è controproducente, perché il danno provocato dalla sovradiagnosi o dai falsi positivi è superiore al beneficio della diagnosi precoce. 

«In sintesi, sulla base degli studi disponibili IQWiG conclude pertanto che il beneficio dello screening del PSA non supera il danno», si legge nel rapporto. 

La posizione dell’istituto tedesco non è isolata: quasi tutte tutte le autorità sanitarie nazionali e le società medico-scientifiche sconsigliano lo screening del Psa sulla popolazione generale. 

Il panel di esperti della US Preventive Services Task Force, per esempio, riconosce l’utilità del test solo per alcuni uomini ma non per tutti attribuendo allo screening sulla popolazione generale un punteggio “C”, attribuito agli interventi che funzionano solo su pazienti selezionati caso per caso in base a determinate caratteristiche.