L’apparecchio acustico fa molto più che migliorare l’udito: allontana il rischio di demenza e previene le cadute

Il legame

L’apparecchio acustico fa molto più che migliorare l’udito: allontana il rischio di demenza e previene le cadute

ear aid.jpg

Nonostante l'apparecchio acustico migliori drasticamente la qualità di vita, soltanto il 12 per cento delle persone con una diagnosi di disturbo dell’udito utilizza gli ausili auricolari.
di redazione

È stato progettato per aiutare a sentire meglio, ma fa molto di più. L’’apparecchio acustico non migliora solo l’udito, ma riduce il rischio di demenza, di depressione o di ansia e rinforza l’equilibrio prevenendo le cadute. Lo hanno dimostrato i ricercatori dell’Università del Michigan raccogliendo i dati di 115mila persone over 65 affette da disturbi dell’udito beneficiari del programma assicurativo americano Medicare Hmo che copre i costi dei dispositivi acustici. I risultati dell’indagine, condotta tra il 2008 e il 2016, sono stati pubblicati sul Journal of the American Geriatrics Society e sono un invito a munirsi dei dispositivi per sentire meglio perché ci si guadagna in qualità di vita. 

Gli scienziati hanno messo a confronto le condizioni di salute dei partecipanti un anno prima della diagnosi di disturbo dell’udito con quelle nei tre anni successivi. 

Dai risultati è emerso che l’apparecchio acustico può fare la differenza nel modo in cui si invecchia. Chi lo indossa, infatti, riduce del 18 per cento il rischio di una diagnosi di demenza rispetto a chi non lo usa, dell’11% di soffrire di depressione o ansia e del 13% di farsi male cadendo. Gli scienziati non arrivano a sostenere che le protesi acustiche  abbiano la capacità di prevenire i danni dell’invecchiamento, ma sicuramente hanno la possibilità di ritardarne la comparsa. 

«Correggere l’abbassamento dell’udito è un intervento che ha dimostrato la sua efficacia. Speriamo che la nostra ricerca aiuti i medici e i pazienti a comprendere la potenziale associazione tra l’uso di un apparecchio acustico e altri aspetti della salute», ha detto Elham Mahmoudi, a capo dello studio. 

Eppure solamente il 12 per cento delle persone con una diagnosi di disturbo dell’udito utilizza gli ausili auricolari. Dall’indagine è emerso che gli uomini con difficoltà uditive hanno maggiori probabilità di ricevere un apparecchio acustico rispetto alle donne (13,3% rispetto a 11,3 %). 

Le ragioni per cui i disturbi dell’udito non compensati aumentino il rischio di determinate condizioni di salute sono molteplici. Il calo dell’udito è solitamente accompagnato da un isolamento sociale, che può sfociare in depressione. Inoltre, possono insorgere difficoltà di equilibrio che generano ansia. C’è anche chi sostiene che l’attenuarsi degli impulsi nervosi che partono dall’orecchio e arrivano al cervello faccia parte dello stesso processo che conduce ai disturbi cognitivi dell’invecchiamento. 

«Sapevamo già che le persone con perdita dell’udito vanno incontro a un numero maggiore di problemi di salute e di patologie concomitanti, ma questo studio ci ha permesso di vedere gli effetti degli interventi e di osservare l’associazione tra i dispostitivi ausiliari e i risultati sulla salute. 

Anche se non si può sostenere che gli apparecchi acustici prevengano i disturbi in questione, un ritardo nell’insorgere della demenza, della depressione o dell’ansia potrebbe essere significativo sia per i pazienti che per le finanze del servizio sanitario», conclude Mahmoudi.