Aspiranti papà, il consumo di marijuana prima del concepimento può alterare gli spermatozoi (e far male al feto)

Il sospetto

Aspiranti papà, il consumo di marijuana prima del concepimento può alterare gli spermatozoi (e far male al feto)

Non tutto avviene in utero. Anche i padri hanno un ruolo importante nello sviluppo fetale. Un nuovo studio suggerisce che il consumo quotidiano di marijuana da parte dei maschi prima del concepimento alteri gli spermatozoi provocando potenziali anomalie nello sviluppo cerebrale del feto

di redazione

È uno dei pochi casi in medicina in cui il gender gap è al contrario. Nel valutare l’impatto di fattori esterni sullo sviluppo feto, i padri sono stati a lungo lasciati in disparte. Ora si scopre però che non tutto avviene nell’utero e che anche i maschi, la loro salute e il loro stile di vita, possono avere un impatto sulla crescita del bambino durante la gravidanza. Uno studio appena pubblicato su Toxicological Sciences, per esempio, suggerisce che il consumo di marijuana da parte dei futuri padri prima del concepimento possa provocare qualche anomalia nello sviluppo cerebrale del feto. 

Bisogna specificare che l’entità di questi potenziali danni non è specificata e che ad essere considerato a rischio è un consumo quotidiano. L’ipotesi dei ricercatori è che il consumo di marijuana da parte dei maschi provochi delle anomalie negli spermatozoi che a loro volta incidono sul corretto sviluppo del cervello del feto, in particolare delle aree coinvolte nella memoria, nell’apprendimento, nel sistema della ricompensa e nell’umore. Secondo gli scienziati non verrebbe compromessa la formazione di percorsi neurologici chiave, ma ne verrebbe limitata l’attività causando carenze funzionali che influenzano le capacità cognitive. 

Gli esperimenti sono stati condotti sui topi considerati dai ricercatori un modello affidabile da cui trarre indicazioni valide anche per gli esseri umani. «Le nostre scoperte sono trasferibili dai topi agli umani perché i circuiti cerebrali sono comparabili», afferma  Theodore Slotkin, autore senior dello studio. 

I ricercatori della Duke University hanno esposto solo gli esemplari di sesso maschile prima dell’accoppiamento alla componente psicoattiva della marijuana, il tetraidrocannabinolo o Thc. La dose di Thc  scelta per l’esperimento è stata di 4mg al giorno per 28 giorni, equivalente al consumo quotidiano di marijuana da parte degli uomini.

Nello sviluppo cerebrale della prole sono state individuate anomalie paragonabili a quelle associate all’esposizione del feto a neurotossine come pesticidi o tabacco. 

«Questo studio dimostra che l'uso di marijuana da parte dei padri, non solo delle madri, può avere un impatto sulla salute della prole anche quando l'uso avviene prima del concepimento» afferma Slotkin.

Altri studi in precedenza avevano valutato gli effetti dell'uso materno di THC o marijuana durante la gravidanza, ma sono pochi i casi in cui ci si è interessati delle conseguenze sullo sviluppo fetale del consumo della sostanza da parte dei padri. 

Uno studio su Epigenetics pubblicato la scorsa estate aveva suggerito l’esistenza di un legame tra l’uso di marijuana da parte dei padri e i cambiamenti del Dna negli spermatozoi in un gene associato all’autismo. Anche in questo caso veniva preso in considerazione il consumo di marijuana quotidiano. Per completezza di informazione bisogna sottolineare che il campione su cui è stato condotto quello studio era di dimensioni non sufficienti per poter generalizzare il risultato, come gli stessi autori hanno riconosciuto indicando i limiti della loro indagine. 

Comunque sia l’ipotesi che il consumo di marijuana da parte degli uomini prima del concepimento abbia effetti sullo sviluppo del feto è degna di attenzione e merita ulteriori approfondimenti.