Aspirina, un “asso” per la prevenzione di malattie cardiovascolari e (forse) dei tumori

Medicina

Aspirina, un “asso” per la prevenzione di malattie cardiovascolari e (forse) dei tumori

Usata finora in prevenzione secondaria, gli esperti si chiedono se i tempi siano maturi per utilizzarla anche in prevenzione primaria. Senza dimenticare il rovescio della medaglia, cioè il rischio di sanguinanti
redazione

Negli ultimi trent'anni in Italia la mortalità per cardiopatia ischemica si è ridotta del 63% e quella per ictus del 70%, grazie a stili di vita più salutari e alle terapie utilizzate in fase acuta, in prevenzione secondaria e primaria.

La prevenzione cardiovascolare in Italia è dunque una storia di successo della quale l’aspirina è senza dubbio uno dei protagonisti.

Come per tutti i farmaci, però, è necessario valutarne con attenzione il rapporto tra benefici e rischi. E questi ultimi, nel caso dell’aspirina, si traducono essenzialmente nei sanguinamenti a livello gastro-intestinale e cerebrale. Mentre nella prevenzione secondaria di infarti e ictus il ruolo protettivo dell’aspirina e la sua supremazia sul rischio di sanguinamenti è indiscusso, gli studi clinici non hanno ancora dato un verdetto definitivo sull’opportunità di usarla nella prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari. Anche sul fronte dei tumori, sebbene le evidenze scientifiche suggeriscano un ruolo protettivo dell’aspirina (soprattutto contro il tumore del colon), non esistono ancora prove certe.

In attesa che tutti questi punti vengano chiariti, nella pratica quotidiana il medico si trova a dover decidere se trattare o no i suoi pazienti con l’aspirina, anche in prevenzione primaria, in assenza di qualunque linea guida o raccomandazione. E adottare un atteggiamento troppo prudente, cioè quello di evitare l’uso dell’aspirina in prevenzione primaria in tutti i pazienti, può portare a perdere un’occasione importante di prevenire un certo numero di infarti, ictus e forse tumori.

Per aiutare i medici a prendere decisioni delicate nella pratica clinica, in attesa dei risultati degli studi in corso e di linee guida dedicate all’argomento, gli esperti della Società italiana per la prevenzione cardiovascolare (Siprec) hanno messo a punto un documento di expert opinion, raccogliendo il punto di vista di grandissimi esperti del campo.

In grande sintesi, considerando che mancano ancora prove certe di un beneficio nettamente superiore ai rischi, la comunità scientifica suggerisce di valutare caso per caso se iniziare la terapia con aspirina in un’ottica di prevenzione primaria integrata (cardiologica e oncologica). «La creazione di una carta o di un punteggio per il calcolo del rapporto rischio/beneficio cardiovascolare e oncologico integrato – sostiene Massimo Volpe, presidente eletto della Siprec – sarebbe quindi fortemente auspicabile e potrebbe costituire uno strumento di fondamentale importanza a disposizione del clinico, in attesa che gli studi prospettici siano in grado di chiarire il duplice ruolo combinato dell’aspirina nella prevenzione di patologie cardiovascolari e neoplastiche».

Impossibile, per gli esperti, indicare in maniera netta quando dare l’aspirina in prevenzione primaria. Secondo Raffaele De Caterina dell’Istituto di Cardiologia dell’Università G. d’Annunzio di Chieti, sarebbe meglio avvalersi, per questa scelta, di soglie del rischio che, per quanto arbitrarie, sono comunque meglio della totale assenza di raccomandazioni. «Gli elementi già disponibili – precisa De Caterina – suggeriscono che l’uso dell’aspirina in prevenzione primaria riduce la mortalità, anche extra-vascolare, riduce gli infarti e probabilmente anche gli ictus ischemici, al costo di un numero di sanguinamenti maggiori, in gran parte reversibili, e di un piccolissimo aumento del rischio di ictus emorragico, evento rarissimo».

Il medico di famiglia, secondo il parere di Augusto Zaninelli, professore di Medicina generale dell’Università di Firenze, dovrebbe «farsi custode della storia clinica globale del singolo paziente e del suo rischio cardiovascolare globale arrivando a considerare finanche la sua storia familiare. Pertanto -aggiunge - lo sviluppo di questo nuovo paradigma di prevenzione primaria cardiovascolare e neoplastica globale conferma, e anzi incrementa, la centralità dell’attività del medico di Medicina generale anche nell’ottica di un attento follow up a lungo termine dei pazienti in terapia con aspirina».

 

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