L’attività fisica previene le malattie, anche se si inizia in tarda età

Cuore

L’attività fisica previene le malattie, anche se si inizia in tarda età

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Ed Yourdon, via Wikimedia Commons
di Giovanna Dall’Ongaro

Meglio tardi che mai e meglio poco che niente. I ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine regalano una speranza a tutti i pantofolai pentiti che, raggiunta la mezza età, decidono di impegnarsi, anche con moderazione, in qualche attività fisica. Lo studio che hanno presentato al meeting annuale dell’American Heart Association in Orlando è infatti consolatorio: anche chi si muove poco ma regolarmente e inizia a farlo dopo gli “anta” riesce a ridurre il rischio di andare incontro a malattie cardiovascolari e insufficienza cardiaca, un disturbo che colpisce cinque milioni di americani e 23 milioni di persone nel mondo. 

I benefici non saranno gli stessi di chi si si è allenato fin da giovane, ma superano comunque quelli di tutti gli impenitenti sedentari che non hanno nessuna intenzione di convertirsi allo sport. Non è quindi un invito a procrastinare l’appuntamento con la tuta e le scarpe da ginnastica, sia chiaro. La classica raccomandazione dei cardiologi, riportata nelle linee guida dell’American Heart Association e dell’American College of Cardiology, resta  valida: per mantenere il cuore in salute sono necessari 150 minuti a settimana di attività moderata oppure 75 minuti di esercizi più intensi. Ora però dai ricercatori della Johns Hopkins giungono parole di incoraggiamento per chi non riesce a raggiungere quei livelli.

Chiadi Ndumele, uno degli autori della ricerca, insieme ai suoi colleghi ha analizzato le abitudini di 11 mila persone, uomini e donne, tra i 45 e i 64 anni. Il campione fa parte di uno studio ventennale promosso dal governo statunitense sull’invecchiamento e le malattie cardiache, l’Atherosclerosis Risk in Communities (ARIC). Nessuno di loro all’inizio presentava problemi di cuore. 

I ricercatori della Johns Hopkins hanno confermato quanto già noto: chi si allena mantenendo o superando le “dosi” standard consigliate dai medici (150 minuti di attività moderata e 75 di intensa alla settimana) ha il 33 per cento in meno di probabilità di soffrire di insufficienza cardiaca. Ma ci sono buone notizie anche per i meno sportivi: chi si trova molto al di sotto dei livelli indicati, ma si è sempre mosso regolarmente ha comunque il 22 per cento di rischio in meno di ammalarsi. Lo stesso vale per chi si converte  tardivamente all’attività fisica:  chi è sempre stato a riposo ma a una  certa età decide di sfoderare le sue inedite doti ginniche seguendo alla lettera la tabella di allenamento proposta dai cardiologi si aggiudica ugualmente il 22 per cento in meno di probabilità di andare incontro a malattie cardiache.   Ed ecco infine l’inaspettato premio di consolazione per i più pigri, ma non del tutto rassegnati: chi, abituato all’inattività, inizia  a fare passeggiate di mezz’ora quattro volte a settimana riduce il rischio di problemi cardiaci del 12 per cento. Il che non è poco.

«Molte persone si scoraggiano se non riescono ad avere il tempo o le capacità di esercitarsi  intensamente, ma le nostre scoperte dimostrano che ogni piccolo movimento conta e che iniziare a esercitarsi tardi nella vita è decisamente meglio che non muoversi affatto», ha commentato Roberta Florido della Johns Hopkins, prima firmataria dello studio.