C’è da fidarsi delle app sulla fertilità?

L’indagine

C’è da fidarsi delle app sulla fertilità?

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solamente nel 2016 alcune app per la fertilità hanno registrato almeno 200 milioni di download.
di redazione

C’è chi le consulta per programmare una gravidanza, chi al contrario per evitare di rimanere incinta. Ma in entrambi i casi le app che monitorano il ciclo mestruale femminile non sono così affidabili come promettono. Basandosi sulle loro indicazioni c’è il rischio di fallire gli obiettivi che ci si era prefissati. Almeno così la pensano gli autori di una indagine appena pubblicata sul  BMJ Sexual & Reproductive Health che hanno raccolto i risultati di tutte le ricerche sui programmi per il monitoraggio della fertilità pubblicate tra il 2010 e il 2019 per un totale di 654 studi. 

Il primo dato che ha colpito i ricercatori è la scarsa quantità di ricerche che soddisfano i criteri base della scientificità. Solamente 15 studi erano peer review, per esempio. 

Perché le donne usano le app sulla fertilità? Per tre ragioni principali: per rimanere incinta, per evitare una gravidanza o per controllare la regolarità dei cicli. È possibile che la stessa app sia in grado di soddisfare esigenze tanto diverse? I ricercatori affermano che sarebbe più corretto e probabilmente più efficace disegnare app specifiche per le differenti necessità di chi le consulta. Anche perché le intenzioni delle donne possono cambiare nel corso del tempo e non è detto che la app usata fino a un certo punto per evitare la gravidanza possa funzionare altrettanto bene (supposto che sia questo il caso) per l’esatto contrario. 

Secondo gli scienziati, in generale, ci sono prove limitate sull’accuratezza delle app nell’individuare il periodo fertile di una donna e per le donne che usano le app come strumento contraccettivo, il rischio di andare incontro a una gravidanza indesiderata è elevato. 

Al contrario, le coppie che sono in cerca di un figlio potrebbero venire mal consigliate dalle app e veder fallire il loro obiettivo. La questione dell’affidabilità delle app per programmare o prevenire una gravidanza deve essere affrontata con urgenza dato che il numero delle donne che segue le indicazioni sullo schermo dello smartphone è in costante aumento. 

L’unica app in grado di fornire indicazioni accurate sembra essere NaturalCycles, approvata come contraccettivo dalla Food and Drug Administration. Ma si tratta di uno strumento ben più complesso della maggior parte delle altre app in commercio: i calcoli si basano su parametri clinici, come la temperatura basale e i livelli di ormone luteinizzante. Negli altri casi le informazioni sul periodo fertile vengono date con maggiore disinvoltura, senza una raccolta accurata dei dati delle utenti.

Eppure il numero di donne che preferiscono rivolgersi alle app piuttosto che assumere ormoni anticoncezionali sta aumentando: solamente nel 2016 alcune app per la fertilità hanno registrato almeno 200 milioni di download. Secondo un recente sondaggio condotto su mille donne, l’80 per cento ha dichiarato di avere intenzione di utilizzare una app per il monitoraggio della fertilità in futuro. 

«Le motivazioni per l'uso delle app per la fertilità sono varie, si sovrappongono e cambiano nel tempo. Anche se le donne pretendono che le app siano accurate e basate sull'evidenza indipendentemente dal fatto che stiano monitorando la loro fertilità, pianificando una gravidanza o usando l'app come forma di contraccezione. Mancano discussioni e approfondimenti critici nella fase di sviluppo, valutazione, uso delle app e nella loro regolamentazione. Le ricerche basate sull'evidenza sono diminuite e negli studi si avverte l'assenza di esperti di fertilità e di professionisti della salute», concludono i ricercatori.