Celiachia: dito puntato contro gli inquinanti ambientali

Il legame

Celiachia: dito puntato contro gli inquinanti ambientali

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Ci sono fondati motivi per sospettare che la base dei disturbi autoimmuni potrebbe non essere solo genetica, ma anche ambientale.
di redazione

Potrebbe esserci un’associazione tra l’esposizione ai pesticidi e la celiachia. A suggerirlo sono gli autori di uno studio apparso sulla rivista Environmental Research che hanno analizzato i livelli di alcune sostanze chimiche nel sangue di 30 individui tra i 3 e i 21 anni di età che avevano da poco ricevuto una diagnosi di celiachia mettendoli a confronto con quelli di altri 60 persone della stessa età senza diagnosi.

Dall’analisi è emerso che i bambini e i giovani adulti con alti livelli di pesticidi e di sostanze chimiche correlate ai pesticidi chiamate diclorodifenildicloretileni  avevano il doppio delle probabilità di ricevere una nuova diagnosi di celiachia rispetto a quelli con una quantità di pesticidi nel sangue inferiore o del tutto assente. 

I risultati non sono giunti del tutto inaspettati per chi ha condotto lo studio: «La celiachia colpisce circa l’1 per cento della popolazione mondiale. Si sa ancora poco sui fattori ambientali che possono condizionare il rischio nelle popolazioni geneticamente sensibili. Gli inquinanti organici persistenti (Pop) sono noti interferenti endocrini e, data l'interazione tra il sistema endocrino e il sistema immunitario, potrebbero anche contribuire plausibilmente alla celiachia».

Dall’indagine sono emerse però alcune differenze di genere non previste. Curiosamente, l’associazione tra pesticidi e celiachia non si presenta allo stesso modo per i maschi e per le femmine. L’esposizione ad alcune sostanze aumenta il rischio di celiachia nelle femmine, ma non nei maschi e viceversa. 

Per le femmine, che rappresentano la maggior parte dei casi di celiachia, un'esposizione ai pesticidi più alta del normale si traduceva in una probabilità almeno 8 volte maggiore di sviluppare l’intolleranza al glutine. Le ragazze con livelli elevati di sostanze chimiche usate nei materiali antiaderenti delle stoviglie (teflon), note come sostanze perfluoroalchiliche o PFA, avevano da cinque a nove volte più probabilità di ricevere una diagnosi di celiachia.

I giovani di sesso maschile, invece, avevano il doppio delle probabilità di diventare celiaci se avevano elevati livelli nel sangue di sostanze chimiche ignifughe, difenileteri polibromurati o PBDE.

I ricercatori non hanno gli elementi per poter affermare che l’esposizione alle sostanze chimiche sia la causa diretta della celiachia. Tuttavia questi composti sono da tempo noti per avere effetti nocivi sul sistema endocrino, sul metabolismo e sulle difese immunitarie. Non stupirebbe quindi che una malattia immunitaria come la celiachia possa essere in qualche modo favorita dalla loro presenza nell’ambiente. 

«Il nostro studio quantifica per la prima volta il legame tra l'esposizione ambientale a sostanze chimiche tossiche e la malattia celiaca. Questi risultati sollevano anche la questione se esistano potenziali legami tra questi prodotti chimici e altre malattie intestinali autoimmuni, che meritano un attento monitoraggio e ulteriori studi», scrivono i ricercatori. 

Ci sono fondati motivi per sospettare, dicono gli scienziati, che la base dei disturbi autoimmuni potrebbe non essere solo genetica, ma anche ambientale.