Per combattere l'obesità il primo passo è servire porzioni più piccole

La strategia

Per combattere l'obesità il primo passo è servire porzioni più piccole

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I bambini obesi o in sovrappeso, fortemente attratti dal cibo, sono quelli maggiormente condizionati dalle dimensioni della porzione: difficilmente lasciano qualcosa nel piatto. 
di redazione

Se volete che vostro figlio mangi meno basta dargli meno da mangiare. La strategia è banale ma efficace: ridurre le porzioni dei cibi preferiti a pranzo e a cena può far risparmiare il 18 per cento delle calorie. 

Lo hanno dimostrato i ricercatori della Penn State University in uno studio di piccole dimensioni ma degno di attenzione, dato il crescente fenomeno del sovrappeso e dell’obesità infantile negli Usa come nel nostro Paese, dove il 31 per cento dei bambini ha un indice di massa corporea superiore a quello ideale.  

I risultati dello studio pubblicati sull’American Journal of Clinical Nutrition sono un invito a genitori, insegnanti e babysitter a sfruttare il cosiddetto “effetto dimensione” per indurre i bambini a mangiare secondo le regole della sana alimentazione: meno cibi grassi e calorici e più frutta e verdura. L’obiettivo si ottiene dosando sapientemente le quantità di alimenti in tavola, togliendo dal piatto qualche nuggets di pollo e aggiungendo mezza mela, per esempio. 

I ricercatori hanno condotto un semplice esperimento coinvolgendo 46 bambini in età prescolare, tra i tre e i cinque anni, che frequentavano lo stesso asilo. Per un periodo di cinque giorni agli alunni sono stati serviti pasti in linea con le indicazioni del Child and Adult Care Food Program, il programma federale che rifornisce le mense scolastiche del Paese. Per un successivo periodo di altri cinque giorni, i bambini hanno ricevuto piatti più abbondanti con porzioni di dimensioni maggiori del 50 per cento.  Invece di quattro bocconcini di pollo fritto, per esempio, se ne sono ritrovate sei. E, non è difficile a credersi, il piatto veniva svuotato senza troppe difficoltà. 

Tanto nella prima, quanto nella seconda fase dell’esperimento, i bambini erano stati lasciati liberi di mangiare quello che volevano, senza dover necessariamente finire il pasto. Terminato il pranzo, i ricercatori raccoglievano gli avanzi per misurare la quantità di cibo consumata. 

Impossibile per un bambino piccolo resistere alla tentazione: porzioni di dimensioni più grandi inducono i bambini a mangiare il 16 per cento di cibo in più con un aumento delle calorie del 18 per cento. 

Questo succede perché i bambini, come anche molti adulti, di fronte al cibo non hanno la capacità di autoregolarsi limitandosi a consumare solo le calorie necessarie per il corretto funzionamento dell’organismo. 

«Il lato positivo è che si può usare l’effetto dimensione in maniera strategica, per esempio servendo porzioni maggiori di frutta e verdura per aumentarne il consumo. Si possono anche servire questi alimenti all’inizio del pasto oppure lontano dai pasti al posto degli snack. Se non ci sono altri cibi in competizione con loro, i bambini hanno maggiori probabilità di mangiarli», ha dichiarato Barbara Rolls, tra gli autori dello studio. 

Durante l’esperimento i ricercatori hanno osservato che i bambini obesi o in sovrappeso, fortemente attratti dal cibo, sono quelli maggiormente condizionati dalle dimensioni della porzione: difficilmente lasceranno qualcosa nel piatto. 

«Il fatto che i bambini in età prescolare non siano riusciti a regolare l'assunzione di cibo durante un'esposizione prolungata a porzioni più grandi mette in discussione l'ipotesi che il loro comportamento autoregolatorio sia sufficiente a controllare il consumo di calorie. Inoltre, l'eccessivo consumo di grandi quantità può avere un ruolo nello sviluppo del sovrappeso e dell'obesità, poiché l’impatto dell'effetto era maggiore nei bambini con un peso più elevato», concludono i ricercatori.