Covid in gravidanza: il vaccino può fare la differenza per mamma e bambino

Lo studio

Covid in gravidanza: il vaccino può fare la differenza per mamma e bambino

Uno studio condotto in Scozia mostra tassi di 10 volte più bassi di ricovero in terapia intensiva tra le donne vaccinate. Anche i rischi per il bambino sono molto più alti

di redazione

Tra l’1 dicembre 2020 e fine ottobre 2021 in Scozia 4.950 donne si sono ammalate di Covid-19 in gravidanza: il 2,7% di quelle non vaccinate ha avuto bisogno della terapia intensiva contro lo 0,2% di quelle vaccinate. Si sono verificate inoltre 11 morti in utero dopo la 24esima settimana e 8 decessi nel primo mese dopo la nascita. Tutti i decessi hanno riguardato bambini di donne che non erano state vaccinate. 

Questi numeri crudi arrivano da uno studio coordinato dall’Università di Edimburgo e pubblicato su Nature Medicine che chiarisce l’impatto del vaccino contro Covid-19 per le donne in gravidanza e per i loro bambini.

Lo studio ha analizzato tutte le gravidanze verificatesi tra dicembre 2020 e ottobre 2021 scoprendo per prima cosa che solamente il 32 per cento delle donne che avevano partorito entro ottobre 2021 aveva completato il ciclo vaccinale in confronto al 77 per cento delle donne tra i 18 e i 44 anni di età della popolazione generale. Un dato frutto probabilmente dell’incertezza iniziale sulla sicurezza del vaccino in gravidanza e della successiva comunicazione non sempre evidence-based. 

I ricercatori sono poi passati a valutare gli effetti del Covid sulle mamme e sul bambino. Dei 4.950 casi di Covid-19 tra le donne incinte, il 77 per cento dei quali tra donne non vaccinate, il 12 per cento tra le donne con una sola dose e l’11 per cento tra le donne completamente vaccinate. Complessivamente 823 donne (il 16,6%) hanno avuto bisogno del ricovero, 104 della terapia intensiva (il 2,1%). Il periodo a maggior rischio, per la donna, è risultato essere il terzo trimestre di gravidanza: nessuna donna al primo trimestre ha avuto bisogno delle cure in terapia intensiva, contro il 2% di quelle al secondo trimestre e al 4,3% di quelle al terzo trimestre. 

La ricerca ha mostrato che a fare la differenza, però, è soprattutto lo stato vaccinale: tra le donne non vaccinate il 19,5% ha bisogno di ricovero, questa percentuale scende all’8,3% di chi aveva ricevuto una sola dose di vaccino e al 5,1% di chi era completamente vaccinata. È andata in terapia intensiva il 2,7% delle donne non vaccinate contro lo 0,2% di quelle vaccinate con una o due dosi. 

Ancora più importanti le differenze per i bimbi, che corrono maggiori rischi se l’infezione si verifica negli ultimi 28 giorni di gravidanza. Complessivamente lo studio ha censito 2.364 bambini; 241 (il 10,2%) sono nati prima del termine. Si sono verificate 11 morti in utero dopo la 24esima settimana e 8 decessi nel primo mese dopo la nascita, con un tasso di mortalità perinatale complessivo di 8 decessi per 1.000 (rispetto al 5,6 per mille della popolazione generale). Lo studio evidenzia però che tutti i decessi hanno riguardato bambini di donne che non erano state vaccinate.

«I nostri dati nazionali mostrano che la vaccinazione durante la gravidanza è associata a un rischio ridotto di gravi esiti sia per la madre che per il bambino. Poiché i casi di Omicron continuano ad aumentare, incoraggio vivamente tutte le donne incinte ad accettare l'offerta di una vaccinazione o di un richiamo poiché così potranno proteggere loro e il loro bambino non ancora nato», ha dichiarato Aziz Sheikh, direttore dello Usher Institute, presso l'University of Edinburgh, che ha coordinato lo studio.