La depressione post partum colpisce anche i papà

Parità di genere

La depressione post partum colpisce anche i papà

Ne soffre una donna su 10 e ha caratteristiche specifiche che la distinguono dalle altre forme. Ma la depressione post partum può colpire anche i padri. I periodi più a rischio sono il terzo mese di gravidanza della compagna e il periodo successivo al parto
redazione

Isolamento, disinteresse per il mondo esterno, tristezza, irritabilità, inappetenza, paura di non essere all’altezza del ruolo, pianti improvvisi e inconsolabili. Nella sua forma leggera viene definita “baby-blues”, ma la depressione post partum può diventare una vera e propria patologia. E, secondo alcuni studi recenti, si tratta di una forma specifica di depressione con caratteristiche proprie ben distinte dal classico disturbo dell’umore non legato alla gravidanza. E proprio mentre i neuroscienziati stanno discutendo se la depressione post partum meriti o meno una voce tutta sua nel Dsm (il manuale  Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), dalle pagine di Jama Psichiatry arrivano i risultati di una ricerca che aggiungono nuovi elementi su cui riflettere.  

La gravidanza e il parto possono scatenare la depressione anche negli uomini. Sarà compito degli scienziati, in futuro, capire se anche nei maschi la malattia  legata alla paternità abbia caratteristiche diverse dalle comuni forme di depressione. Per ora lo studio dell’Università di Auckland in Nuova Zelanda si limita a descrivere un fenomeno finora piuttosto trascurato: il terzo trimestre di gravidanza e i nove mesi successivi alla nascita del figlio sono periodi delicati per la salute mentale degli uomini. Se ne sono accorti i ricercatori mentre erano impegnati in un tradizionale monitoraggio delle condizioni psicologiche delle madri che avevano appena partorito. Il sospetto che la depressione fosse anche una “cosa da maschi” ha spinto gli scienziati ad approfondire le indagini. Così hanno reclutato 3523 uomini di 33 anni di età in media e li hanno intervistati sul loro stato d’animo attraverso alcuni questionari consegnati in due periodi differenti: quando la partner era nel terzo trimestre di gravidanza e nove mesi dopo la nascita del figlio.

Gli scienziati hanno individuato sintomi di depressione sia prenatale che postnatale. Il 2,3 per cento dei padri mostrava gravi sintomi di depressione prima della nascita, durante l’ultima fase di gravidanza della donna, e il 4,3 per cento aveva problemi di salute mentale a distanza di nove mesi dal parto. 

Nella fase prenatale gli uomini si preoccupavano per le condizioni di salute del nascituro e della donna, mentre nel periodo post partum il malessere dei padri era una conseguenza dello stress vissuto durante la gestazione della madre e del timore di un cambiamento nel rapporto di coppia. A pesare come un macigno sull’animo dei padri è, inoltre, il timore di non potere sostenere economicamente la famiglia. 

«Solo relativamente di recente - dicono i ricercatori - si è riconosciuta come vitale l’influenza dei padri sui bambini per il loro sviluppo psicosociale e cognitivo. Dato che la depressione paterna può avere effetti diretti o indiretti sui bambini è importante riconoscerne e trattarne i sintomi precocemente. Il primo passo è quello di aumentare tra gli uomini la consapevolezza del rischio». 

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