Diabete 2. C’è un nuovo fattore di rischio: è l’insonnia

Lo studio

Diabete 2. C’è un nuovo fattore di rischio: è l’insonnia

I principali fattori di rischio per il diabete sono quelli già noti: ipertensione, sovrappeso, fumo ecc…Ma la lista si allunga con l’insonnia. Meno si dorme e più aumenta il rischio di diabete. Resta vero però anche il contrario: dormire troppo aumenta le probabilità di sviluppare il diabete

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Immagine: Liz Lawley / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)
di redazione

La lista dei fattori di rischio per il diabete 2 si allunga. La “new entry” è l’insonnia. Ad aggiornare l’elenco delle condizioni che favoriscono l’insorgere della malattia metabolica sono stati i ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma che hanno ottenuto una mappa dettagliata del rischio per il diabete ricorrendo alla tecnica della randomizzazione mendialiana. 

Si tratta di una metodologia delle indagini epidemiologiche che, avvalendosi anche di dati genetici, permette di superare i limiti degli studi osservazionali capaci solamente di individuare un’associazione tra due fenomeni e non una relazione di causa ed effetto. 

Le informazioni genetiche in più sul campione analizzato permettono invece di riconoscere con maggiore sicurezza il ruolo di una determinata condizione nello sviluppo di una patologia. Ci si avvicina molto, insomma, alla ricostruzione del legame causale.

I risultati, pubblicati su Diabetologia, dimostrano che l’insonnia va aggiunta agli altri ben noti fattori di rischio, come ipertensione, sovrappeso, fumo.  

In tutto i fattori di rischio per il diabete sono 19: depressione, insonnia pressione sanguigna sistolica, iniziare a fumare, aver fumato a lungo, consumo di caffeina, l’indice di massa corporea alla nascita e in età adulta, la massa grassa viscerale, la frequenza cardiaca a riposo, l’isoleucina plasmatica, valina e leucina, alanina aminotransferasi epatica e quattro acidi grassi plasmatici.

Non ci sono invece certezze, ma sospetti fondati, su altri fattori di rischio come il consumo di alcol, l’abitudine di saltare la colazione o di riposarsi durante il giorno. 

Di tutta questa lista però 8 sono i fattori di rischio da tenere maggiormente sotto controllo perché la loro associazione con il diabete si è rivelata più forte. Tra questi  l’ipertensione, il fumo, l’insonnia, i livelli di alanina aminotransferasi, i livelli di colesterolo Hdl e totale,  il peso alla nascita e in età adulta. 

«L’insonnia con oggettiva durata del sonno breve è stata associata ad un aumentato rischio di diabete di tipo 2 negli studi osservazionali. Il presente studio con randomizzazione mendeliana ha trovato prove convincenti di un'associazione causale tra insonnia e breve durata del sonno con un aumento del rischio di diabete di tipo 2», scrivono i ricercatori. 

Nello studio non viene indicato l’esatto numero di ore di sonno perso che possono scatenare il diabete, ma si ritiene che meno si dorme e più aumenta il rischio. Resta vero, come già dimostrato, che anche dormire troppo aumenta le probabilità di sviluppare la malattia metabolica.

I ricercatori però hanno anche individuato 15 fattori protettivi che allontanano il rischio di diabete 2: alanina plasmatica, livelli di colesterolo Hdl e totale, età al menarca, livelli di testosterone, livelli di globulina legante gli ormoni sessuali aggiustati per indice di massa coprorea, peso alla nascita, altezza dell'età adulta, quattro acidi grassi plasmatici, 25-idrossivitamina D circolante, anni di istruzione, nonché massa corporea magra per le donne. 

Dall’analisi dei dati è emerso anche che le persone mattiniere riducono il rischio di diabete. 

«Il presente studio con randomizzazione mendeliana ha verificato la validità di diversi fattori di rischio precedentemente individuati e identificato nuovi potenziali fattori di rischio per il diabete di tipo 2 utilizzando i dati più recenti. I risultati dovrebbero guidare le politiche di sanità pubblica per la prevenzione primaria del diabete di tipo 2. Le strategie di prevenzione dovrebbero essere costruite da più prospettive, tra cui l'abbassamento dei tassi e dei livelli di obesità e fumo e il miglioramento della salute mentale, della qualità del sonno, del livello di istruzione e del peso alla nascita», concludono i ricercatori.