Il diabete 2 dipende più dall’indice da massa corporea che dai geni

fattori di rischio

Il diabete 2 dipende più dall’indice da massa corporea che dai geni

C’è la prova: la genetica conta meno dell’indice di massa corporea nello sviluppo del diabete 2. Il che è una buona notizia. Il fattore di rischio più potente è anche quello più modificabile. Allo stadio iniziale, la malattia potrebbe essere reversibile liberandosi dei chili di troppo

di redazione

Il risultato di uno studio presentato al Congresso Esc suona come un verdetto: il vero “colpevole” del diabete 2 va cercato nell’indice di massa corporea (IMC), non nei geni. La genetica infatti ha meno responsabilità del peso eccessivo nello sviluppo della malattia metabolica. La conclusione è arrivata dopo aver analizzato i dati di più di 445mila individui archiviati nella UK Biobank, il registro inglese nato per studiare il contributo della predisposizione genetica e dell’ambiente allo sviluppo delle malattie. 

I partecipanti, dall’età media di 57 anni sono stati seguiti per circa 8 anni. Di ognuno di loro era nota la predisposizione genetica, l’altezza e il peso. Il campione è stato diviso in cinque gruppi in base al rischio genetico di diabete e in altri cinque in base all’indice di massa corporea.

Nel periodo di osservazione sono stati registrati circa 31mila casi di diabete 2. Le persone che rientravano nel gruppo con l’indice di massa corporea più elevato (media 34,5 kg / m2, indicativo di obesità) avevano un rischio di diabete 11 volte superiore ai membri del gruppo con l’indice di masa corporea più basso (21kg/m2). Non solo: le persone del gruppo con l’IMC più alto avevano una maggiore probabilità di sviluppare il diabete rispetto a tutti gli altri gruppi, indipendentemente dalla predisposizione genetica.  C’è un aspetto positivo in tutto ciò. Il peso è un elemento modificabile, i geni no. Secondo i ricercatori il fatto che l’indice di massa corporea abbia un ruolo chiave nello sviluppo della malattia suggerisce la possibilità che il diabete sia reversibile e che si possa curare liberandosi dei chili in eccesso. 

«I risultati indicano che l’indice di massa corporea è un fattore di rischio molto più potente per il diabete che la predisposizione genetica», afferma Brian Ference dell'Università di Cambridge e dell'Università di Milano. 

Dallo studio è emerso anche un altro dato interessante: il rischio di diabete nelle persone in sovrappeso scatta subito, non appena l’indice di massa corporea sale eccessivamente, non è associato cioè al periodo di tempo passato in sovrappeso. La durata di un indice di massa corporea elevato non ha un impatto sul rischio di diabete.

«Ciò suggerisce che quando le persone superano una certa soglia di indice di massa corporea, le loro possibilità di diabete aumentano e rimangono allo stesso livello di rischio elevato indipendentemente dal tempo in cui sono state in sovrappeso», dichiara Ference. 

Secondo i ricercatori la soglia di rischio potrebbe essere diversa da persona a persona e dipendere dal momento in cui non si riescono più a tenere sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue. 

«I risultati indicano che la maggior parte dei casi di diabete potrebbe essere evitata mantenendo l’indice di massa corporea al di sotto del limite che innesca l’anomalia nei livelli di lo zucchero nel sangue. Ciò significa che per prevenire il diabete, sia l’indice di massa corporea che la glicemia dovrebbero essere valutati regolarmente. Gli sforzi per perdere peso sono fondamentali quando una persona inizia a sviluppare problemi di controllo di zucchero nel sangue. Potrebbe anche essere possibile invertire il diabete perdendo peso nelle fasi iniziali prima che si verifichi un danno permanente»,  ha dichiarato Ference.