Diabete 2: intervenire ai primi segnali allontana il rischio di sviluppare la malattia

La speranza

Diabete 2: intervenire ai primi segnali allontana il rischio di sviluppare la malattia

Un nuovo stile di vita e le terapie farmacologiche possono evitare di arrivare alla forma conclamata
redazione

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Cambiare stile di vita e assumere farmaci anti-diabete appena compaiono i primissimi indizi della malattia evita di soffrire di diabete in forma conclamata. Lo dimostra uno studio su Lancet Diabetes & Endocrinology

Il campanello d’allarme non squilla, ma comincia a lanciare deboli, impercettibili segnali. Chi li coglie può salvarsi dal diabete. Sì perché secondo uno studio appena pubblicato su Lancet Diabetes & Endocrinology, intervenire con terapie adeguate o con cambiamenti nello stile di vita ai primi indizi del rischio di diabete può evitare di ammalarsi in modo conclamato. 

I ricercatori hanno analizzato i dati di 422 adulti con valori leggermente alterati della glicemia e anomalie nella produzione di insulina. 

Tutti i partecipanti sono stati invitati a modificare le loro abitudini alimentari e a intraprendere un’attività fisica. A 141 di loro è stata assegnata una terapia farmacologica con due tipi di medicine (metformina e pioglitazone) e a 81 sono stati prescritti tre farmaci antidiabete (metformina, pioglitazone, e un medicinale appartenente a una nuova classe di farmaci iniettabili tra cui exenatide e liraglutide). 

Dopo quasi tre anni di osservazione, ha sviluppato il diabete il 4,1 per cento delle persone che avevano cambiato stile di vita, l’1,7 per cento delle persone sottoposte a terapia con due farmaci e nessun individuo in cura con le tre medicine.

Ma quali sono i primi segnali che dovrebbero far scattare il piano preventivo di salvataggio?

I ricercatori hanno concentrato l’attenzione non solo sui livelli di glucosio nel sangue e sui valori della emoglobina glicata (HbA1C), tipici indicatori di prediabete o diabete, ma hanno preso in considerazione anche la capacità dell’organismo di produrre insulina valutando il funzionamento delle cellule del pancreas. 

«Il nostro studio - ha dichiarato John Armato del Providence Little Company of Mary Cardiometabolic Center di Torrance, California, a capo dello studio -  dimostra che una strategia preventiva personalizzata basata su una combinazione di modifiche nello stile di vita e farmaci antidiabete 

può essere estremamente efficace nel prevenire la progressione del diabete. Viene sempre raccomandato ai pazienti di svolgere regolare attività fisica, ridurre il peso, limitare il consumo di alcol e assicurarsi un sonno adeguato. Se tutto ciò viene fatto costantemente e in modo regolare, può bastare a ripristinare la salute ideale». 

Le nuove abitudini e gli interventi terapeutici potrebbero quindi cambiare le sorti di molte persone con pre-diabete, in un caso su tre destinate a sviluppare la malattia nella sua forma conclamata. 

«Le complicazioni del diabete 2 possono essere devastanti e qualunque cosa si possa fare per evitare la malattia e le sue complicazioni vale la pena prenderla in considerazione», ha detto Robert Rhyder del Sandwell and West Birmingham Hospitals nel Regno Unito che ha firmato un editoriale di accompagnamento all’articolo. 

Restano alcuni aspetti da chiarire nello studio: non si sa per esempio se le terapie assegnate riescano a prevenire lo sviluppo del diabete oppure aiutino a gestire i sintomi della malattia nelle persone che l’hanno sviluppata. Il dubbio c’è, ma non mette in discussione l’impatto positivo degli interventi precoci sulla salute dei pazienti.