Diabete: repetita iuvant. Ricevere spesso indicazioni sui corretti stili di vita migliora la gestione della malattia

È giusto così

Diabete: repetita iuvant. Ricevere spesso indicazioni sui corretti stili di vita migliora la gestione della malattia

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I pazienti che si sentono ripetere almeno una volta al mese la solita “lezione” sulle tre regole da seguire per stare meglio (attività fisica, dieta, dimagrimento) hanno una riduzione più consistente dei livelli di glucosio nel sangue
di redazione

Repetita iuvant. Il motto latino ha un fondamento scientifico. I medici fanno bene a ricordare periodicamente ai pazienti con diabete 2 i “compiti per casa”: muoversi di più, mangiare meglio e perdere peso. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Diabetes Care, infatti, le persone che ricevono i consigli del dottore sullo stile di vita da seguire almeno una volta al mese riducono il rischio di eventi cardiovascolari, come infarto e ictus, e anche di morte prematura rispetto a coloro che ascoltano le stesse indicazioni meno spesso. 

I ricercatori hanno condotto un’analisi retrospettiva su 19mila adulti con anomalie del livello di glucosio visitati al Brigham and Massachusetts General Hospital tra il 2000 e il 2014. 

Per calcolare con quale frequenza i pazienti avessero ricevuto i consigli sullo stile di vita dai propri medici, gli autori dello studio hanno utilizzato un programma di riconoscimento vocale in grado di individuare alcune parole chiave nelle registrazioni audio delle cartelle elettroniche redatte dagli specialisti. 

Dall’analisi dei dati è emerso che la maggior parte dei pazienti (16mila) aveva ricevuto indicazioni sullo stile di vita meno di una volta al mese. Coloro che avevano ascoltato almeno una volta al mese la solita “lezione” sulle tre regole da seguire per stare meglio (attività fisica, dieta, dimagrimento) ottenevano una riduzione più consistente dei livelli di glucosio nel sangue (1,8% contro 0,7%) e avevano un tasso più basso di eventi cardiovascolari e morte prematura (33% contro 38%) in confronto al gruppo meno redarguito dai medici. 

«Il nostro studio fornisce la prova nel mondo reale che la consulenza sullo stile di vita può prevenire ictus, infarto, disabilità e persino la morte. Il messaggio per i medici quindi è che è importante continuare a tenere queste conversazioni con i pazienti sui cambiamenti dello stile di vita da effettuare per ridurre il rischio ed è importante far tornare i pazienti per continuare a dare indicazioni fino a quando i loro livelli di glucosio nel sangue non saranno sotto controllo. Mentre il messaggio per i pazienti è di chiedere cosa si può fare per prevenire infarto e ictus quando si va dal medico. I pazienti possono anche sollecitare queste conversazioni e prendere il controllo della loro malattia», ha detto Alexander Turchin, endocrinologo del Brigham, tra gli autori dello studio. 

A differenza di un trial clinico randomizzato e controllato, lo studio di cui stiamo parlando ha analizzato i dati in maniera retrospettiva consultando i database dell’ospedale. E ha ottenuto risultati contrastanti con quelli di un precedente studio randomizzato chiamato Look Ahead che dimostrava, in sostanza, lo scarso impatto dei consigli sullo stile di vita nella riduzione del rischio cardiovascolare. Come si giustifica questa discrepanza? 

Turchin e i colleghi sono convinti che l loro indagine sia più affidabile per il numero quattro volte superiore di pazienti coinvolti e per l’analogia con le conclusioni di altri studi che dimostravano l’efficacia del counseling nel ridurre i livelli di glucosio nel sangue. 

«Come medico, è incoraggiante vedere che queste conversazioni possono cambiare aspetti della salute importanti per i nostri pazienti. Non stiamo parlando solo di cambiare numeri, stiamo parlando di prevenire ictus, infarto, disabilità e morte», ha concluso Turchin.