Dopo un aborto spontaneo nessun pericolo ad avere una nuova gravidanza

La rassicurazione

Dopo un aborto spontaneo nessun pericolo ad avere una nuova gravidanza

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Lo studio ha passato in rassegna gli esisti di 14mila gravidanze avvenute dopo un evento di morte uterina in Finlandia, Norvegia e Australia
di redazione

Il termine anglosassone è “stillbirth”, in italiano si usa la definizione “morte endouterina fetale” (Mef). Comunque la si voglia chiamare, la perdita di un figlio in utero a gravidanza inoltrata (dopo la 22° settimana) è un trauma che nessuna donna vorrebbe mai rivivere. Così molte donne che hanno fatto questa esperienza scelgono di aspettare del tempo prima di provare una nuova gravidanza, non soltanto per l'impatto psicologico della perdita, ma anche per il timore che una gravidanza ravvicinata sia più pericolosa. 

Secondo un ampio studio appena pubblicato su Lancet, però, l’attesa non è necessaria: una nuova gravidanza entro un anno dalla precedente non comporta maggiori rischi per il feto, come morte uterina, nascita prematura o anomalie nello sviluppo al momento del parto. Il tempo che intercorre tra una gravidanza e un’altra non è infatti un fattore rilevante capace di influenzare l’esito della gestazione. «Anche se si tratta di un unico studio, l’indagine suggerirebbe che se le donne desiderano rimanere incinta subito dopo un parto non ci possono essere rischi per il loro prossimo figlio», dichiarano i ricercatori. 

La conclusione arriva dall’analisi di più di 14mila gravidanze avvenute dopo un evento di morte uterina nel corso di 37 anni in Finlandia, Norvegia e Australia. La particolarità dell’ambientazione dello studio salta subito agli occhi: i tre Paesi selezionati per l’indagine, caratterizzati da un’assistenza sanitaria prenatale di elevata qualità e gratuita non sono certo rappresentativi dell’intero pianeta. Difficile quindi pensare di poter trasferire i risultati dello studio in contesti diversi. E gli autori non fanno nulla per lasciarlo credere. 

Le donne coinvolte nella ricerca sono state divise in cinque gruppi in base all’intervallo di tempo trascorso tra l’episodio di morte in utero e la nuova gravidanza:  meno di 6 mesi, da 6 a 11 mesi, dai 12 ai 23 mesi, dai 24 ai 59 mesi e oltre 59 mesi. 

Tra tutte le nuove gravidanze si sono registrati 228 casi di morte fetale oltre la 22° settimana di gestazione, 2.532 nascite pretermine e 1.284 parti di neonati troppo piccoli rispetto all’età gestazionale. 

Ebbene, i ricercatori non hanno trovato alcuna associazione tra i casi di anomalie neonatali e l’intervallo di tempo trascorso dalla precedente gravidanza caratterizzata dalla morte fetale.  

L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda alle donne di aspettare almeno due anni dopo un parto senza complicanze e sei mesi dopo un aborto, spontaneo o indotto, prima di concepire nuovamente. Ma esistono raccomandazioni analoghe quando per gravidanze successive a episodi di morte in utero successiva alla 22° settimana.

«Il concepimento entro 12 mesi da una gravidanza con morte in utero non è associato ad un aumentato rischio di esiti avversi nella gravidanza successiva. Questi risultati potrebbero essere usati come indicazioni per le donne che stanno programmando future gravidanze dopo una morte in utero e per sostenere le future raccomandazioni sull’intervallo tra le gravidanze in Paesi dal reddito elevato», dicono i ricercatori.