Dopo l'ictus attenzione alle infezioni in ospedale

Lo studio

Dopo l'ictus attenzione alle infezioni in ospedale

Anche se l'evento è di lieve entità, le probabilità di un nuovo ricovero sono alte
redazione

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I pazienti con ictus sono più esposti al rischio di infezioni, perché hanno difese immunitarie più basse e perché spesso fanno uso di cateteri. Le infezioni aumentano il rischio di riammissione a 30 giorni del 20%.

Ricovero, dimissioni, nuovo ricovero. Tutto nell’arco di un mese. È questo il destino di molti pazienti che entrano in ospedale per un ictus e contraggono un’infezione durante il ricovero: indipendentemente dalla gravità dell’evento ischemico e dalle caratteristiche del paziente le probabilità di un ritorno in ospedale aumentano del 20 cento in caso di infezioni durante la prima degenza.

Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sulla rivista Stroke che ha coinvolto più di 300mila pazienti con ictus. I ricercatori hanno cercato un’associazione tra le infezioni ospedaliere come sepsi, polmonite e infezioni del tratto urinario e delle vie respiratorie e le probabilità di un successivo ricovero entro 30 giorni dalle dimissioni. Trovando che in generale i pazienti con un’infezione avevano il 21 per cento di probabilità in più di essere ricoverati nuovamente rispetto ai pazienti che non contraevano infezioni. Il tasso di riammissione a 30 giorni, va ricordato, è un indicatore di qualità delle cure utilizzato per valutare le performance degli ospedali, stabilire i rimborsi o le eventuali sanzioni. E per questo è spesso oggetto di analisi e di studi. 

Da questo studio, in particolare, è emerso che le infezioni più comuni, quelle del tratto urinario, aumentavano il rischio di una nuova ammissione ospedaliera del 10 per cento. 

Alla luce di questi risultati i ricercatori sottolineano l’importanza di prevenire le infezioni con azioni mirate, tra cui ridurre il ricorso all’uso di cateteri, una procedura ad alto rischio di infezioni. 

«Sebbene il nostro studio avesse alcune limitazioni, sembra che i pazienti con ictus ischemico che sviluppano un'infezione del tratto urinario in ospedale potrebbero essere candidati per un follow-up precoce e un monitoraggio più attento da parte del team sanitario», ha dichiarato Amelia K. Boehme a capo dello studio. 

L’ictus aumenta il rischio di infezioni non solo perché i pazienti hanno maggiori probabilità di essere sottoposti a trattamenti con catetere o con ventilazione artificiale ma anche perché hanno un calo delle difese immunitarie dovuto all’ictus stesso. 

«Mentre la relazione tra infezioni ospedaliere e gli esiti post-ictus sono ben descritti in vari studi - scrivono gli autori - poche ricerche sono state dedicate agli effetti di queste complicanze sulle riammissioni post-ictus». 

Lo studio su Stroke ha tentato di colmare proprio queste lacune.