Dopo la menopausa dormire poco indebolisce le ossa

Il legame

Dopo la menopausa dormire poco indebolisce le ossa

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La soglia di sonno minima per proteggere le ossa è quella di 7 ore per notte. Basta un'ora in meno per cominciare a vedere aumentare il rischio di osteoporosi e fratture. 
di redazione

L’insonnia indebolisce le ossa. Non è detto che valga per tutti, ma sicuramente vale per la categoria di persone più esposte al rischio di fragilità ossea e anche di mancanza di sonno: le donne in menopausa. 

Come a dire: piove sul bagnato. Lo scheletro di chi dorme poco, meno di cinque ore per notte, è più vecchio di un anno rispetto a quello di chi si assicura le canoniche sette ore di riposo notturno. 

È la conclusione a cui sono giunti i ricercatori della State University of New York di Buffalo dopo aver monitorato a lungo termine la salute di più di 11mila donne tra i 50 e i 79 anni. I risultati dell’indagine, pubblicati sul Journal of Bone and Mineral Research, spingono le donne tra le braccia di Morfeo. 

Tutte le partecipanti sono state sottoposte agli esami specifici per misurare la densità ossea e hanno compilato questionari sulla qualità e la durata del sonno. Una donna su 10 aveva dichiarato di dormire cinque ore o meno per notte. Una donna su tre aveva i sintomi tipici dell’insonnia. I ricercatori hanno messo a confronto l’ossatura delle donne inclini alle notti in bianco con quella delle donne che dormivano 7 ore per notte.

Ebbene, le prime mostravano una riduzione della massa ossea in tutto il corpo, ma in particolare nelle anche, nel collo e nella colonna vertebrale. Più precisamente, dall’analisi è emerso che dormire poco raddoppia il rischio di osteoporosi in tutto il corpo, aumenta del 63 per cento le probabilità di osteoporosi alle anche e del 28 per cento alla colonna vertebrale. In assoluto i valori della densità ossea differiscono di poco tra i due gruppi, ma raccontata in altri termini la differenza diventa sostanziale: lo scheletro delle donne che dormono poco risulta più vecchio di un anno rispetto a quello delle donne che dormono il giusto. 

Questo studio è uno dei pochi ad aver individuato un’associazione tanto precisa  tra la mancanza di sonno e la massa ossea. Tuttavia i ricercatori non possono escludere che la compromissione della massa ossea sia dovuta ad altri fattori che a loro volta influenzano la qualità del sonno. 

«Il sonno è un processo biologico fondamentale che svolge un ruolo chiave in una varietà di funzioni metaboliche ed endocrine. Il cattivo sonno è collegato a una vasta gamma di condizioni di salute avverse, tra cui obesità, diabete 2, ipertensione, malattie cardiovascolari, e mortalità. Circa una donna su tre di 50 anni o più subirà una frattura nel corso della sua vita. Per quanto ne sappiamo, ci sono pochi studi di grandi dimensioni sull'associazione tra salute del sonno e salute delle ossa. Poiché l'invecchiamento è associato a cambiamenti nel riassorbimento osseo e nella formazione ossea, è prudente condurre studi epidemiologici più ampi su donne in postmenopausa che presentano il più alto rischio di fratture», hanno dichiarato gli autori dello studio. 

Secondo i ricercatori la soglia di sonno minima per proteggere le ossa è quella di 7 ore per notte. Dalla loro analisi è emerso infatti che le donne che dormivano 6 ore per notte erano leggermente più esposte al rischio di osteoporosi e di fratture. 

«In sintesi, abbiamo fornito prove epidemiologiche del fatto che il sonno sia un fattore di rischio parzialmente modificabile sulla densità minerale ossea che merita ulteriori approfondimenti. Sono necessari studi prospettici per valutare se la durata del sonno è associata alla perdita di densità minerale ossea e per conoscere gli effetti a breve e lungo termine di abitudini malsani del sonno sulla salute delle ossa. Se gli studi dimostrano che la durata del sonno ha un nesso causale con la densità ossea, gli interventi di promozione del sonno possono servire a  limitare la perdita ossea in soggetti ad alto rischio di osteoporosi», concludono i ricercatori.