Due litri d’acqua al giorno per salvare il cuore dalla fatica

Una ragione in più

Due litri d’acqua al giorno per salvare il cuore dalla fatica

Chi in mezza età beve la giusta quantità di acqua (circa 2 litri al giorno) riduce il il rischio di sviluppare scompenso cardiaco più avanti negli anni. Lo dimostra uno studio su 15mila persone presentato al congresso della European Society of Cardiology

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Immagine: USEPA Environmental-Protection-Agency, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

Accessibile, economica, sicura, senza controindicazioni di alcun tipo. 

La sostanza che aiuta a prevenire lo scompenso cardiaco è la più banale e allo stesso tempo la più essenziale che si possa immaginare: l’acqua. Chi ne beve in quantità sufficiente nell’arco della vita mantiene più a lungo intatta la funzionalità cardiaca. Una corretta idratazione, regolare e continua, permette al cuore di continuare a pompare il sangue in maniera efficace anche in tarda età. È la conclusione a cui è giunto uno studio che verrà presentato al congresso della European Society of Cardiology condotto dal National Heart, Lung, and Blood Institute di Bethesda, parte dei National Institutes of Health. 

«Il nostro studio suggerisce che mantenere una buona idratazione può prevenire o almeno rallentare i cambiamenti nel cuore che portano allo scompenso cardiaco. I risultati indicano che dobbiamo prestare attenzione alla quantità di liquidi che consumiamo ogni giorno e intervenire nel caso in cui se scopriamo che beviamo troppo poco»,  ha affermato Natalia Dmitrieva del National Heart, Lung, and Blood Institute, parte dei National Institutes of Health, Bethesda, USA, a capo dello studio. 

I ricercatori hanno utilizzato come parametro indicativo del dell’idratazione la concentrazione di sodio nel sangue cercando di scoprire se la quantità di acqua assunta in mezza età fosse in qualche modo associata alla salute cardiaca 25 anni più tardi. Maggiore è il livello di sodio, minore è l’idratazione.

Lo studio si basa sui dati di 15.800 adulti tra i 44 e i 66 anni di età seguiti fino all’età di 70-90 anni (il campione faceva parte di un precedente studio americano sul rischio cardiovascolare, l’Atherosclerosis Risk in Communities (ARIC) study). 

Gli scienziati hanno selezionato dal campione non solo i casi conclamati di scompenso cardiaco ma anche quelli con ispessimento delle pareti del ventricolo sinistro (ipertrofia ventricolare sinistra), una condizione che quasi sempre precede la diagnosi vera e propria della patologia. 

I partecipanti sono stati divisi in quattro gruppi in base alla concentrazione di sodio nel sangue: tra 135 e 139,5 millimoli per litro (mmol/l), tra 140 e 141.5, tra 142 e 143, 5, tra 144 e 146. 

Per ogni gruppo è stata calcolata la la percentuale di persone che ha sviluppato insufficienza cardiaca e ipertrofia ventricolare sinistra 25 anni dopo il primo prelievo.

Ebbene, una maggiore concentrazione di sodio nella mezza età è stata associata sia a insufficienza cardiaca che a ipertrofia ventricolare sinistra 25 anni dopo. Succede probabilmente perché l’organismo risponde alla minore idratazione cercando di conservare l’acqua e mettendo in moto processi che possono contribuire allo sviluppo dello scompenso cardiaco. 

L’associazione tra la scarsa idratazione e la malattia cardiaca è rimasta evidente anche dopo aver preso in considerazione altri fattori di rischio, come l’età avanzata, l’ipertensione, la scarsa funzionalità renale, livelli elevati di colesterolo e di glicemia, un indice di massa corporea superiore alla norma, l’abitudine al fumo. Gli scienziati sono stati anche in grado di quantificare il rischio provocato da un ridotto consumo di acqua. 

Ogni aumento di 1 mmol/l della concentrazione sierica di sodio nella mezza età era associato a un aumento di 1,20 e 1,11 delle probabilità di sviluppare rispettivamente ipertrofia ventricolare sinistra e insufficienza cardiaca 25 anni dopo.

I rischi sia di ipertrofia ventricolare sinistra che di insufficienza cardiaca all'età di 70-90 anni aumentano quando il sodio sierico misurato nella mezza età supera i 142 mmol/l, un valore ancora considerato nella norma. 

«I risultati suggeriscono che una buona idratazione per tutta la vita può ridurre il rischio di sviluppare ipertrofia ventricolare sinistra e insufficienza cardiaca. Inoltre, il fatto di aver scoperto che il sodio sierico superiore a 142 mmol/l aumenta il rischio di effetti avversi nel cuore può aiutare a identificare le persone che potrebbero trarre beneficio da una valutazione del loro livello di idratazione. Questo livello di sodio rientra nell'intervallo normale e non verrebbe segnalato come anomalo nei test di laboratorio, ma potrebbe aiutare i medici a identificare le persone la cui normale assunzione di liquidi dovrebbe essere valutata», conclude Dmitrieva.