Epatite C, la raccomandazione degli esperti americani: sottoporre a screening tutta la popolazione adulta

La proposta

Epatite C, la raccomandazione degli esperti americani: sottoporre a screening tutta la popolazione adulta

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Anche in Italia esiste un enorme numero di persone inconsapevoli dell'infezione: secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità ci sarebbero almeno 200mila casi ancora da diagnosticare
di redazione

Tutti gli adulti tra i 18 e i 79 anni dovrebbero sottoporsi allo screening per l’epatite C. È la nuova raccomandazione degli esperti dell’US Preventive Service Task Force (UPSTF), l’istituzione indipendente americana che analizza i costi e i benefici delle strategie di prevenzione. 

Nella precedente valutazione, che risale al 2013,  gli esperti dell’UPSTF consigliavano di effettuare controlli solamente alle persone a elevato rischio di infezione o a quelle nate tra il 1945 e il 1965 (un solo controllo nella vita). Le motivazioni che hanno spinto a un aggiornamento delle linee guida sono esposte in un articolo sul Journal of the American Medical Association

Le terapie per l’Hcv hanno fatto grandi progressi, procurando notevoli benefici con un basso rischio di effetti collaterali. I nuovi farmaci ad azione antivirale diretta di seconda generazione (DAAs) procurano miglioramenti in tempi più brevi rispetto alle precedenti terapie e sono efficaci anche nella popolazione anziana. 

«Di conseguenza, l’USPTF ritiene che allargare l’età dello screening per l’Hcv oltre a quella della precedente raccomandazione aiuterà a individuare i pazienti con un’infezione allo stadio iniziale che potrebbero tratte beneficio dai trattamenti prima di sviluppare complicanze», si legge nel rapporto su Jama. 

Con la nuova strategia di monitoraggio a tappeto emergerebbero i tanti casi sommersi che altrimenti verrebbero diagnosticati tardivamente riducendo le possibilità di guarigione. 

Negli Stati Uniti si stima che circa 4,1 milioni di persone risultino positive all’Hcv e che tra queste 2,4 million abbiano un’infezione in corso. Negli ultimi dieci anni in America le infezioni da Hcv sono più che triplicate a causa di un incremento dell’uso di sostanze stupefacenti per via iniettiva, ma anche di un sistema di sorveglianza più efficiente.  

Secondo gli esperti dell’USPTF attualmente l’infezione virale negli Usa è associata a un numero di morti superiore a quello provocato dalla combinazione delle 60 malattie infettive più diffuse messe insieme.

«Lo screening è la sola chiave per individuare precocemente l’infezione, nel momento in cui è più facile da curare, e per contribuire a ridurre malattie e decessi», afferma Douglas K. Owens Owen, presidente della Task Force che ha elaborato le nuove raccomandazioni.

Lo screening consiste in un prelievo di sangue per individuare la presenza di anticorpi, seguito, in caso di positività da secondo test per misurare i livelli di virus nel sangue. La combinazione delle due analisi permette di scoprire se l’infezione è in corso. Nel 75-85 per cento dei casi l’infezione si cronicizza, alcune persone sviluppano sintomi come stanchezza cronica e depressione, altre malattie del fegato che possono variare dalla cirrosi al cancro. 

Tra le persone maggiormente esposte al rischio di epatite C c’è chi fa uso di sostanze stupefacenti per via iniettiva: sempre negli Usa circa un terzo dei tossicodipendenti tra i 18 e i 30 anni e tra il 70 e il 90 per cento di quelli più grandi risulta infettata dal virus.  

«L’epidemia di oppioidi ha gettato benzina sul fuoco  aumentando sostanzialmente la trasmissione dell’Hcv. L’epatite C è attualmente  un enorme problema di salute pubblica, che colpisce una fascia di età molto più ampia rispetto a prima. Fortunatamente, ora abbiamo gli strumenti per identificare le persone e i trattamenti che hanno successo nella stragrande maggioranza dei pazienti, quindi lo screening può prevenire la mortalità e la morbilità da Hcv», ha dichiarato Owens. 

Anche in Italia è particolarmente sentita l’esigenza di ottenere diagnosi più precoci che permettano di anticipare l’accesso alle terapie innovative. Recentemente sono stati stanziati 71,5 milioni di euro, nel biennio 2020-2021, per introdurre lo screening gratuito ai nati nelle fasce d’età 1969-1989, gli individui seguiti dai servizi pubblici per tossicodipendenze (SerT) e le persone detenute in carcere. Secondo i dati dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) attualmente sono più di 200mila i pazienti trattati con i farmaci innovativi contro l’epatite C, i farmaci ad azione antivirale diretta di seconda generazione (DAAs). L’accesso a queste terapie è regolato da 12 criteri. I casi più numerosi (70mila) riguardano il primo criterio: pazienti con cirrosi. Seguono i casi di epatite ricorrente in organi trapiantai.

Secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità ci sarebbero almeno 200mila casi ancora da diagnosticare, di cui circa 146mila avrebbero contratto l’infezione attraverso l’utilizzo di sostanze stupefacenti, 80mila mediante l’uso di aghi da tatuaggi o piercing e 30mila attraverso trasmissione sessuale. Questi numeri, basati su un modello matematico, sono contenuti in uno studio (aggiornato a novembre 2019) firmato da Loreta Kondili, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità e presntato al Congresso annuale dell’American Association for the Study of Liver Diseases (AASLD).