L’esposizione ai pesticidi in gravidanza aumenta il rischio di autismo nella prole

Nuova conferma

L’esposizione ai pesticidi in gravidanza aumenta il rischio di autismo nella prole

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La ricerca è stata condotta su 2.961 pazienti con una diagnosi di autismo nati tra il 1998 e il 2010 nella Central Valley, la zona della California con la più alata concentrazione di industrie agricole
di redazione

L’esposizione ai pesticidi prima della nascita o nel primo anno di vita aumenta il rischio di autismo. Lo suggerisce uno studio pubblicato sul Bmj che, con una ampia indagine nel mondo reale, conferma quanto già ipotizzato con i test di laboratorio in vivo e in vitro. 

Sulle cause dell’autismo si discute da tempo. I geni contano, e secondo alcuni studi recenti in misura rilevante, ma anche l’ambiente sembra avere le sue responsabilità. 

Il dito è stato puntato contro le sostanze chimiche utilizzate in agricoltura: in studi sui topi è stato osservato che l’esposizione prenatale a pesticidi come gli organofosfati a livelli non tossici è associata allo sviluppo di comportamenti dello spettro autistico. 

I ricercatori dell’Università della California hanno trovato la stessa associazione al di fuori dei laboratori, in uno scenario reale. 

La loro ricerca si è basata sui dati di 2.961 pazienti con una diagnosi di autismo, compresi 445 casi gravi con disabilità cognitiva, messi a confronto con quelli di 35mila persone dello stesso sesso nate nello stesso anno nel ruolo di gruppo di controllo. Tutti i partecipanti erano nati tra il 1998 e il 2010 nella Central Valley, la zona della California con la più alata concentrazione di industrie agricole, e l’80 per cento era di sesso maschile.  

I ricercatori hanno ricostruito il livello di esposizione ai pesticidi in utero e nei primi mesi di vita ricorrendo a database nazionali sull’impiego delle  sostanze chimiche nelle coltivazioni e a informazioni sulla residenza materna. Per ogni individuo, gli scienziati hanno calcolato la concentrazione di 11 tipi di pesticidi in grammi per metro quadrato in un’area di 2 chilometri dalla abitazione materna. 

Dopo aver passato al setaccio tutte le informazioni e preso in considerazione gli altri fattori che avrebbero potuto influenzare il risultato, gli scienziati hanno osservato un aumento del rischio di autismo nella prole esposta prima della nascita e nel primo anno di vita a diversi pesticidi (glifosato, clorpirifos, diazinone, malatione, permetrina, bromuro di metile). Se la famiglia abitava nelle vicinanze di aree con elevati concentrazioni di sostanze chimiche, i bambini 

L’associazione, generalmente di proporzioni modeste, era più consistente per nei casi di autismo più gravi accompagnati da disabilità intellettive. 

«I nostri risultati suggeriscono che il rischio di disturbo dello spettro autistico può aumentare con l'esposizione prenatale e infantile a diversi pesticidi ambientali comunemente utilizzati che hanno dimostrato di avere un impatto sul neurosviluppo in studi sperimentali», scrivono i ricercatori.

In un editoriale di accompagnamento allo studio due ricercatori della University of Utah (Amanda Bakian e James VanDerslice) sottolineano l’importanza della ricerca californiana: «Lo studio rappresenta il più ampio studio epidemiologico per scoprire le relazioni tra l’esposizione ai pesticidi durante la gravidanza e la prima infanzia e il rischio di disturbo dello spettro autistico». 

Il disturbo dello spettro autistico è un disturbo dello sviluppo neurologico caratterizzato da comportamenti ripetitivi, deficit nella comunicazione e nell'interazione sociale. Le stime suggeriscono che nei Paesi sviluppati dall'1,7 al 2,6 per cento  dei bambini è attualmente affetto da autismo.

«Gli studi sui gemelli e su parenti hanno dimostrato che si tratta di una condizione altamente ereditabile, con fonti genetiche ereditarie e de novo che contribuiscono notevolmente al rischio. Il rischio genetico, tuttavia, non spiega completamente l'eziologia dell'autismo, indicando che l'autismo ha anche origini ambientali», scrivono Amanda Bakian e James VanDerslice che ricordano il ruolo riconosciuto dei pesticidi.

I due ricercatori sostengono che sarebbe importante tenere le donne incinte lontane dalle sostanze chimiche utilizzate nelle coltivazioni. Ma riconoscono che non è un’impresa facile.