Fibrillazione atriale: smettere di fumare riduce il rischio di ictus

Una ragione in più

Fibrillazione atriale: smettere di fumare riduce il rischio di ictus

L’ideale è non cominciare. Se si comincia è meglio smettere il prima possibile. Se l’abitudine prosegue, vale comunque la regola del “meglio tardi che mai”. È vero sempre e lo è a maggior ragione in caso di fibrillazione atriale. Chi smette di fumare riduce notevolmente il rischio di ictus

di redazione

Se non hai mai fumato, non cominciare. Se fumi, smetti. Il consiglio vale per tutti ma in questo caso è rivolto alle persone che soffrono di fibrillazione atriale: dire addio alle sigarette riduce notevolmente le probabilità di andare incontro a un ictus.  Studiosi coreani hanno calcolato per la prima volta l’impatto della rinuncia al fumo in una categoria di persone particolarmente a rischio. I pazienti affetti da fibrillazione atriale, la malattia caratterizzata da una anomalia del ritmo cardiaco, hanno infatti una probabilità cinque volte superiore di subire un ictus rispetto alla popolazione generale. 

I ricercatori si sono avvalsi dei dati contenuti nei database del Korean National Health Insurance Service e del National Health Screening dove sono registrati i risultati dei check-up a cui molti coreani (il 75% della popolazione) si sottopongono ogni due anni dopo i 40 anni.

I ricercatori hanno individuato negli archivi 523mila pazienti con una diagnosi recente di fibrillazione atriale ricevuta tra il 2010 e il 2016. I pazienti con precedenti ictus sono stati esclusi. Lo studio ha incluso 97mila pazienti dall’età media di 61 anni che si erano sottoposti a un primo controllo meno di due anni prima della diagnosi di fibrillazione atriale e a un secondo controllo entro due anni dopo la diagnosi. I pazienti sono stati seguiti dopo il secondo controllo fino alla fine del 2017. 

Gli scienziati hanno diviso i partecipanti in quattro categorie a seconda del loro rapporto con le sigarette prima e dopo la diagnosi di fibrillazione atriale: persone che non avevano mai fumato (51%), ex-fumatori che avevano smesso prima della diagnosi (27,3%), persone che avevano smesso dopo la diagnosi, chiamati “quitters” (6,9%), fumatori attuali (14,6%, nelle categoria sono incluse le persone che fumavano prima e dopo la diagnosi o che avevano iniziato a fumare dopo la diagnosi). 

Durante il follow-up di tre anni si sono verificati 3.109 ictus e 4.882 decessi per tutte le cause.

In confronto alle persone del quarto gruppo, ossia i fumatori di vecchia data oppure i fumatori post-diagnosi, chi smetteva di fumare, i cosiddetti “quitter”, cioè coloro che avevano smesso di fumare dopo la diagnosi, riducevano del 30 per cento le probabilità di ictus e del 16 per cento il rischio di morte prematura per qualunque causa. I nuovi e i vecchi fumatori, come è logico aspettarsi, avevano rischi di ictus ancora maggiori rispetto a chi non aveva mai fumato. Per i nuovi fumatori, la probabilità aumentava dell’84 per cento e per i fumatori incalliti del 66 per cento. 

Proseguendo nell’analisi emerge che i quitter sono più a rischio dei “never-smoker” con il 19 per cento di probabilità in più di ictus e il 46 per cento di morte per ogni causa. Questo scenario è stato osservato solo negli uomini. 

I ricercatori hanno osservato anche le persone con fibrillazione atriale che avevano fumato più a lungo prima di interrompere avevano meno benefici eliminando le sigarette di chi aveva fumato per un periodo di tempo più breve. 

«ll fumo favorisce la formazione di coaguli di sangue che potrebbero portare a un ictus, ragione per cui rinunciare riduce il rischio. Il rischio di ictus che resta dopo aver smesso di fumare potrebbe essere dovuto al danno già causato alle arterie, chiamato aterosclerosi», ha spiegato So-Ryoung Lee del Seoul National University Hospital in Corea che ha guidato lo studio.