Il fumo di terza sopravvive per giorni lontano dal fumatore

La scoperta

Il fumo di terza sopravvive per giorni lontano dal fumatore

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L'esempio del cinema. Lo spettatore che ha fumato la sigaretta prima di entrare in sala lascia sulla sua poltrona tracce di fumo che restano nell’ambiente anche per giorni. Chi frequenta la sala sarà esposto quindi a quelle sostanze. 
di redazione

Con il fumo di “terza mano”, quello che rimane negli ambienti dove qualcuno ha fumato, pensavamo di avere esaurito la casistica dei potenziali danni del fumo. Ma non è così. Ora scopriamo che esiste un altro tipo di rischio, un fumo di “quarta mano” che è in realtà un’altra forma di fumo di terza mano. E che potrebbe essere chiamato un fumo di “terza mano bis”. 

Si tratta delle sostanze che restano attaccate ai vestiti o alla pelle dei fumatori e che vengono rilasciate in un luogo in cui non è mai stata accesa una sigaretta. Facciamo l’esempio del cinema. Lo spettatore che ha fumato la sigaretta prima di entrare in sala lascia sulla sua poltrona tracce di fumo che restano nell’ambiente anche per giorni. Chi frequenta la sala sarà esposto quindi a quelle sostanze. 

Ricapitolando: il primo pericolo è ovviamente per chi fuma, il secondo è il fumo passivo (chi respira il fumo di un altro),  il terzo è il cosiddetto “fumo di terza mano”, che indica le sostanze residue depositate nei locali dove sono state accese e poi spente delle sigarette. 

Ora si aggiunge un quarto rischio: i residui delle sigarette si depositano sulla pelle e sugli indumenti dei fumatori esponendo chi gli sta intorno agli effetti avversi del tabacco. 

A questo punto per i non fumatori le possibilità di evitare il contatto con il fumo sono sempre meno. Ma anche al fumatore resta poco da fare per non veicolare i temuti composti della sigaretta. Uscire dalla stanza per fumare non basta se poi nella stessa stanza si torna con un carico addosso di sostanze nocive che si depositano nell’ambiente restandovi anche quando il fumatore se ne è andato. 

Perché i ricercatori della Yale University hanno introdotto questo scenario in più: si può essere esposti alle sostanze nocive del fumo anche solamente sostando in una stanza dove non è mai stata accesa una sigaretta ma che è stata frequentata da un fumatore che evidentemente ha fumato altrove. 

L’esperimento descritto su Science Advances è stato condotto in un cinema dove, ovviamente, è vietato fumare. I ricercatori si sono dotati di sofisticate strumentazioni per il rilievo di composti depositati sulle poltrone e sulle altre superfici della sala. E hanno osservato che il livello di alcuni tipi di composti organici volatili si alzava significativamente quando la sala era frequentata da un certo tipo di pubblico. Negli Stati Uniti viene adottato un sistema di classificazione dei film in base al tipo di target a cui è destinato. Durante la visione dei film consigliati a un pubblico adulto (con una maggiore percentuale di fumatori), la quantità delle sostanze in questione aumentava notevolmente. 

Le concentrazioni dei composti, nicotina al primo posto, raggiungeva un picco all'arrivo del pubblico e diminuiva nel tempo, senza però mai scomparire, neanche quando la sala si era completamente svuotata. In molti casi, i segni del passaggio dei fumatori erano ancora visibili a distanza di giorni. 

Secondo i ricercatori le sostanze chimiche non restano solo nell’aria ma si depositano sulle superfici dell’arredo proprio come accade per il fumo di terza mano. Questi risultati aiutano a spiegare perché numerosi studi precedenti avevano trovato notevoli quantità di nicotina in ambienti dove era vietato fumare. Escludendo le eventuali trasgressioni, quella proposta dai ricercatori di Yale è l’unica spiegazione plausibile. Un buon sistema di areazione può limitare di molto i danni di questo particolare tipo di fumo di terza mano nei locali pubblici.  Più difficile è controllare la diffusione delle sostanze nocive sui mezzi di trasporto, nei bari e negli uffici.