I grassi non sono tutti uguali. Quelli vegetali riducono il rischi di ictus, quelli animali lo aumentano

I dovuti distinguo

I grassi non sono tutti uguali. Quelli vegetali riducono il rischi di ictus, quelli animali lo aumentano

Continua l’indagine sulle colpe dei grassi. Un nuovo studio dimostra che la qualità è più importante della qualità. Se i grassi sono di origine vegetale, mangiarne a volontà riduce il rischio di ictus. Vale esattamente il contrario per i grassi animali. Restano condannate le carni rosse

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Immagine: Hedi Aghlara, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

I buoni fanno bene e i cattivi fanno male. Il verdetto finale sui grassi contenuto in uno studio  presentato alla Scientific Sessions 2021 dell’ American Heart Association è lapalissiano. I grassi “buoni” sono quelli vegetali e hanno un effetto benefico perché riducono il rischio di ictus, quelli “cattivi” sono quelli animali che al contrario aumentano le probabilità di andare incontro a un ictus. 

I ricercatori hanno attinto i dati dai due celebri studi americani, il Nurses’ Health Study (1984-2016) e l’Health Professionals Follow-up Study (1986-2016), diventati fonti preziose di informazioni sulla prevenzione, pozzi senza fine di elementi chiave per la ricerca medica tra i più sfruttati degli ultimi tempi. Le due ricerche hanno infatti monitorato vari aspetti della salute di donne e uomini, nel caso specifico infermiere e professionisti sanitari, per circa 27 anni in cerca dei fattori di rischio per varie malattie croniche, diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, obesità, tumori.

Vi hanno preso parte più di 117mila adulti dall’età media di 50 anni (63% donne) senza malattie cardiache né tumori al momento del reclutamento. 

I partecipanti hanno compilato periodicamente, ogni quattro anni, questionari sulle loro abitudini alimentari indicando la quantità, la fonte e il tipo di grassi consumati nel corso dell’anno precedente.

Durante l’intero periodo di osservazione si sono verificati 6.189 casi di ictus, di cui 2.967 di tipo ischemico (causati da un coaugulo che interrompe il flusso sanguigno) e 814 di tipo emorragico (causati da un’emorragia nei vasi sanguigni del cervello).  

I partecipanti che avevano consumato la maggiore quantità di grassi di origine animale, esclusi i latticini, avevano un rischio di ictus del 16 per cento superiore rispetto al gruppo che aveva consumato la minore quantità di grassi animali. Il consumo di formaggio, latte, gelato, panna non era associato a un aumento del rischio di ictus. Un dato, quest’ultimo,  che confermerebbe la recente rivalutazione dei latticini, a lungo considerati dannosi per il cuore e ultimamente giudicati molto meno pericolosi. 

Al contrario, i partecipanti che avevano consumato le quantità maggiori di grassi vegetali o polinsaturi avevano il 12 per cento in meno di probabilità di avere un ictus rispetto al gruppo con i consumi più bassi. 

La carne rossa e la carne rossa processata aumentavano rispettivamente dell’8 e del 12 per cento le probabilità di ictus. 

Lo studio dimostra quindi che non tutti i grassi sono nocivi e che la qualità incide sulla salute cardiovascolare più della quantità. 

«I nostri risultati indicano che il tipo di grasso e le diverse fonti alimentari sono più importanti della quantità totale di grassi nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, incluso l’ictus. Sulla base dei nostri risultati, raccomandiamo di ridurre il consumo di carne rossa e di carne rossa processata, ridurre al minimo le parti grasse della carne non lavorata se consumata e sostituire lo strutto o il sego (grasso di manzo) con oli vegetali non tropicali come l'olio d'oliva, oli di mais o di soia in cucina per ridurre il rischio di ictus»,  ha affermato Fenglei Wang, ricercatore presso l’Harvard Chan School of Public Health di Boston e principale autore dello studio.