Hpv: per le lesioni moderate meglio rimandare gli interventi

La strategia

Hpv: per le lesioni moderate meglio rimandare gli interventi

La maggior parte delle anomalie regredisce spontaneamente
redazione

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La gran parte delle anomalie di grado 2 hanno più probabilità di regredire che di trasformarsi in cancro. Soprattutto nelle donne giovani. Uno studio sul Bmj suggerisce di adottare la sorveglianza attiva: monitorare e aspettare a vedere che succede.

Gli esperti di prevenzione la chiamano “sorveglianza attiva”. Si tratta di una strategia di monitoraggio regolare delle lesioni precancerose che suona grosso modo così: aspettiamo a vedere che succede senza intervenire immediatamente. La sorveglianza attiva è stata già adottata per il tumore alla prostata con un rischio basso di progressione e ora potrebbe essere scelta dai ginecologi in caso di lesioni di grado moderato del collo dell’utero. Secondo uno studio appena pubblicato sul British Medical Journal, infatti, i controlli periodici con esami specifici vanno preferiti ai trattamenti immediati quando il Pap test rileva la presenza di cellule anomale “Cin 2”. 

Le neoplasie intraepiteliali cervicali (Cin) di grado 2 sono lesioni moderate della cervice uterina provocate da un’infezione di Papillomavirus umano (Hpv), potenzialmente potrebbero trasformarsi in cancro, ma potrebbero anche regredire o mantenersi stabili. 

Generalmente le donne che ricevono una diagnosi di Cin 2 vengono sottoposte subito a trattamenti per rimuovere l’alterazione. Ma un gruppo di ricercatori dell’Imperial College di Londra ora invita ad aspettare.

Gli scienziati hanno analizzato 36 studi che hanno coinvolto 3.160 donne con una lesione Cin 2 che sono state monitorate con esami specifici per almeno tre mesi. I ricercatori hanno analizzato i tassi di regressione, la persistenza e la progressione delle lesioni in momenti diversi a distanza di 3, 6, 12, 24, 36, e 60 mesi.

Ebbene, dopo due anni dalla diagnosi la metà delle Cin2 erano regredite spontaneamente, un terzo (32%) era ancora presente e solamente un caso su cinque (18%) era peggiorato passando a Cin 3 o ad anomalie ancora peggiori. Nelle donne più giovani, sotto i trent’anni di età, il tasso di regressione completo era ancora più alto arrivando al 60 per cento, mentre la persistenza e la progressione scendevano rispettivamente al 23 per cento e all’11 per cento.  

Con in mano questi numeri i ricercatori hanno ricostruito il seguente scenario: su mille donne sotto i 30 anni con Cin 2, 600 sono andate  incontro a una regressione completa, 230 hanno mantenuto la stessa diagnosi e 110 hanno avuto una progressione nel corso dei due anni di monitoraggio. Solamente 15 donne (0,5%) hanno sviluppato il cancro e nella maggior parte dei casi si trattava di pazienti over 30. 

«La maggior parte delle lesioni Cin2 - scrivono gli autori -  in particolare nelle donne di età inferiore ai 30 anni, regredisce spontaneamente. È giustificato quindi adottare una sorveglianza attiva piuttosto che intervenire immediatamente con i trattamenti, specialmente nelle donne giovani disposte ad aderire al monitoraggio». 

Cosa dovrebbero fare, quindi, le donne che ricevono una diagnosi di lesioni Cin2? La domanda se l’è posta Maggie Cruickshank della University of Aberdeen in un editoriale collegato allo studio: 

«Il fatto che le possibilità di regressione siano del 50-60 per cento - dice Cruickshank - vuol dire comunque scommettere sul fatto che la sorveglianza attiva possa semplicemente ritardare il trattamento e anche un piccolo rischio di cancro (0,5% in questo studio) potrebbe essere inaccettabile per qualcuno».

Nella decisone andrebbero anche presi in considerazione gli effetti del trattamento, gli inconvenienti di visite regolari, la possibilità di complicazioni per la gravidanza. I tassi di regressione sono certamente rassicuranti, ha detto Cruickshank, ma devono essere presentati alle pazienti insieme ad informazioni chiare sugli effetti della sorveglianza e del trattamento, in modo che le donne possano effettuare scelte consapevoli.