Hpv: il vaccino funziona davvero e riduce del 40 per cento il rischio di tumore

Ancora una prova

Hpv: il vaccino funziona davvero e riduce del 40 per cento il rischio di tumore

Lo dimostra uno studio sulle donne che sono state vaccinate nel 1993
redazione

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Ricercatori danesi hanno messo a confronto i risultati degli screening delle donne vaccinate con quelli delle donne non vaccinate. Scoprendo che nel primo gruppo i casi di tumore si riducono del 40 per cento. Lo studio sull’International Journal of Cancer

Dalle pagine dell’International Journal of Cancer arriva l’ennesima prova a sostegno dell’utilità dei vaccini. E si tratta di una prova molto consistente che si basa sull’osservazione di ciò che hanno realmente ottenuto le campagne di immunizzazione: uno studio dell’Università di Copenaghen ha infatti testato l’efficacia del vaccino per il papilloma virus su un’intera generazione di donne. Dimostrando che l’immunizzazione nei confronti del papilloma virus umano riduce effettivamente il rischio di ammalarsi di tumore della cervice uterina. 

I ricercatori hanno messo a confronto i dati sugli screening per il cancro del collo dell’utero che riguardavano le ragazze nate nel 1993, le prime ad aver ricevuto il vaccino, con quelli delle giovani donne nate dieci anni prima che non sono mai state vaccinate. 

La generazione del 1993 è stata sottoposta ai primi controlli nel 2016, mentre le donne del 1983 hanno effettuato la prima visita per la prevenzione del tumore femminile nel 2006.

Ebbene, i ricercatori hanno osservato che nelle donne vaccinate il rischio di andare incontro alla patologia oncologica si è ridotto del 40 per cento. 

Lo studio ha preso in esame il primo vaccino utilizzato per la prevenzione dei tumori del collo dell’utero provocati da alcuni tipi del papilloma virus umano (Hpv 16 e 18 sono responsabili del 70 per cento di tutti i casi di cancro). Si tratta di Gardasil 4 in uso tra il 2009 e il 2016. 

«È il primo studio al mondo che valuta l’efficacia del Gardasil-4 a livello di popolazione - ha dichiarato Elsebeth Lynge, a capo dello studio - Il programma vaccinale per l’infanzia e l’adolescenza che comprende il vaccino per l’Hpv è indirizzato all’intera popolazione. È quindi importante osservare l’intera popolazione osservando gli effetti del vaccino dopo il primo screening delle donne effettuato a 23 anni». 

Le donne nate nel 1993 avevano 15 anni quando hanno ricevuto il vaccino. Ora invece le ragazze vengono vaccinate a 12 anni e, per questa ragione, ci si aspetta di osservare un’efficacia preventiva del vaccino ancora superiore, visto che poche ragazze di quell’età sono sessualmente attive. 

Tra i vantaggi del vaccino, ricordano i ricercatori, c’è anche un considerevole risparmio della spesa sanitaria: le donne vaccinate non hanno più bisogno di effettuare controlli periodici dal ginecologo per effettuare i test dell’Hpv.

L’indagine condotta dai ricercatori danesi e pubblicata sull’International Journal of Cancer ha consegnato un secondo inaspettato risultato: tra le donne vaccinate si assiste a una maggiore incidenza di lesioni lievi rispetto a quelle non vaccinate. 

Ma il dato dipende probabilmente, dicono gli autori, dai progressi nelle tecnologie diagnostiche degli ultimi anni, capaci di individuare leggere anomalie che un tempo sfuggivano all’osservazione. Non si tratta di un effetto collaterale del vaccino, rassicurano gli scienziati.