Inutile girarci intorno: la carne aumenta (seppur di poco) il rischio di malattie cardiache

La conferma

Inutile girarci intorno: la carne aumenta (seppur di poco) il rischio di malattie cardiache

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Il consumo di due porzioni di carne a settimana (rossa, processata e pollame) è associato a un rischio del 4 o del 7 per cento più alto di sviluppare malattie cardiache.
di redazione

Il tentativo di riabilitazione è fallito: la carne rossa torna in tavola con la cattiva fama che da un po' di anni l'accompagna.

Non più di tre mesi fa, sulle pagine degli Annals of Internal Medicine, erano stata pubblicate le raccomandazioni realizzata da un gruppo di ricerca indipendente che minimizzavano i pericoli delle carni rosse, processate e non, e suonavano come un "continuate a mangiarne come avete sempre fatto". Il documento si era attirato gli strali di medici e società scientifiche come l’American Heart Association e l’American Cancer Society.

Ora, un nuovo studio invita a compiere un passo indietro: bistecche, hamburger e salsicce aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e di morte prematura. Lo studio appena pubblicato su Jama Internal Medicine, va detto, rappresenta un verdetto di colpevolezza meno severo rispetto a quelli a cui siamo stati abituati finora. 

Sì, perché l’associazione tra consumo di carne e malattie cardiache esiste ed è significativa, ma l’aumento del rischio di eventi cardiovascolari è relativamente basso. Il che non significa abbandonarsi ai piaceri del barbecue senza alcun cpntrollo. Le malattie cardiovascolari sono condizioni gravi e potenzialmente letali e anche un leggero aumento del rischio è preoccupante. 

«Direi che anche se sembra esserci un rischio basso, vale la pena preoccuparsi per qualsiasi rischio in eccesso di qualcosa di così grave come le malattie cardiache e la mortalità», ha detto Norrina Allen della Northwestern Feinberg School of Medicine, autore senior dello studio. 

Bisogna anche precisare che i ricercatori hanno preso come misura di riferimento consumi di carne modesti, pari a due porzioni a settimana. Chi ne consuma di più (e sono in tanti) incorre in un aumento del rischio di sviluppare patologie cardiovascolari. 

«Questo risultato è dovuto in parte all’utilizzo  di 2 porzioni a settimana come unità di riferimento. Le persone che consumano più porzioni a settimana avrebbero maggiori rischi», dicono chiaramente gli autori dello studio. 

Tutti i tipi di carne, rossa non processata, rossa processata e pollame, sono associati a un maggiore rischio di malattie cardiache, ma solamente la carne rossa (processata e non) è associata a un maggior rischio di morte prematura, non il pollame. Il pesce invece non ha sembra avere effetti negativi sulla salute del cuore.

I ricercatori hanno monitorato per trent’anni la salute e le abitudini alimentari di circa 30mila persone che avevano partecipato a sei studi di lunga durata sulle malattie cardiovascolari tra cui il fondamentale Framingham Heart Study, l’indagine epidemiologica iniziata nel 1948 che ha permesso di individuare i fattori di rischio cardiovascolari oggi noti a tutti: fumo, ipertensione, obesità, diabete, sedentarietà. 

Dall’analisi dei dati, è emerso che il consumo di due porzioni di carne a settimana (rossa, processata e pollame) è associato a un rischio del 4 o del 7 per cento più alto di sviluppare malattie cardiache. 

«I risultati di questo studio suggeriscono che tra gli adulti statunitensi, una maggiore assunzione di carne processata, carne rossa non processata o pollame, ma non pesce, è significativamente associata a un piccolo aumento del rischio di malattie cardiovascolari. Un maggiore apporto di carne lavorata o di carne rossa non lavorata, ma non di pollame o pesce, era significativamente associato a un piccolo aumento del rischio di mortalità per tutte le cause», concludono gli autori.