Inutile prendere gli integratori di vitamina D: non proteggono le ossa

La bocciatura

Inutile prendere gli integratori di vitamina D: non proteggono le ossa

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Per i ricercatori non ci sono ragioni per cui si dovrebbero assumere integratori di vitamina D per proteggere le ossa. Fanno eccezione le persone appartenenti a gruppi ad alto rischio, come quelle che per lunghi periodi non sono state esposte al sole
di redazione

Gli integratori a base di vitamina D non migliorano la densità ossea e non prevengono le fratture e le cadute. 

È il verdetto a cui è giunto un ampio studio pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology che ribalta un mito che regge da anni: che la vitamina D sia “amica delle ossa” e che tramite l’assunzione di integratori in cui è contenuta si possa ottenere un effetto protettivo. 

Un mito che un gruppo di ricercatori dell’Università di Abardeen nel Regno Unito ha voluto mettere alla prova analizzando i risultati di 81 trial clinici che hanno coinvolto complessivamente più di 53mila partecipanti. 

Quella presa in considerazione dai ricercatori è stata una messe di studi molto ampia, la maggior parte dei quali condotta in donne con più di 65 anni di età ma senza problemi specifici alle ossa. 

Dopo aver valutato complessivamente i risultati è emerso che le persone che assumevano vitamina D non avevano un minor rischio di fratture, totali né del femore, né di cadute; ciò avveniva indipendentemente dalla dose di vitamina assunta; non godevano inoltre di un miglioramento della densità minerale ossea. Una bocciatura totale, dunque, che ha fatto affermare al coordinatore dello studio Alison Avenell: «I nostri risultati dimostrano che ci sono poche ragioni per cui gli adulti dovrebbero assumere integratori di vitamina D per proteggere le ossa dalla fratture, a eccezione delle persone appartenenti a gruppi ad alto rischio, come quelle che per lunghi periodi non sono state esposte al sole». 

«Lo sfondo di questa analisi sta nel fatto che molti pazienti (e medici) sono stati convinti da diversi studi e social media che la vitamina D è un toccasana. Un pensiero che ricorda il fervore che ha supportato, anni fa, l’uso su larga scala della vitamina A, della vitamina C e della vitamina E: tutte quante poi bocciate dalla clinica», ha commentato in un editoriale pubblicato a supporto dell’articolo J. Chris Gallagher, del Creighton University Medical Centre di Omaha (in Usa). 

«Bisognerebbe complimentarsi con gli autori di un’importante ricerca sulla salute muscolo-scheletrica, ma già immagino i ferventi sostenitori della vitamina D che diranno: “e gli altri benefici della vitamina D?”», continua Gallagher che non nega alcuni limiti dello studio che lasciano ancora aperte delle domande. 

«Entro 3 anni potremmo avere risposte perché ci sono circa 100mila partecipanti attualmente arruolati in studi clinici randomizzati controllati con placebo sull'integrazione di vitamina D. Non vedo l'ora che quegli studi ci diano l'ultima parola». 

Intanto, però, non manca chi, tra i medici, invita alla cautela chiedendo di soppesare i rischi (pochi) derivanti dall’assunzione di integratori di vitamina D con quelli (alti) connessi alla carenza della sostanza. 

«La ragione principale per cui le donne più in là con gli anni cominciano a perdere massa ossea e ad andare incontro a fratture è la perdita di estrogeni durante la menopausa. E un fattore di rischio aggiuntivo sono i bassi livelli di calcio o di vitamina D», ha detto alla Reuters Ethel Siris professoressa alla Columbia University. «Si discute sulla quantità necessaria, ma se è già in corso un problema con le ossa bisogna essere sicuri che ci sia una copertura adeguata di calcio e di vitamina D.  Anche se preferiamo che le persone assumano vitamina D dalla dieta - ha concluso -  se necessario aggiungeremo in più una pillola. I miei pazienti non possono permettersi di avere una carenza di vitamina D».