L'ansia a 50 anni aumenta il rischio di demenza da anziani

Il sospetto

L'ansia a 50 anni aumenta il rischio di demenza da anziani

Il disturbo psichico potrebbe essere un fattore di rischio indipendente del declino cognitivo
redazione

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Non è più solo uno dei sintomi della malattia neurodegenerativa. Potrebbe essere anche un fattore di rischio indipendente. Il disturbo psichico potrebbe accelerare l’invecchiamento delle cellule cerebrali contribuendo al declino cognitivo

L’associazione tra ansia e declino cognitivo non è una novità. Il disturbo psichico viene sempre più riconosciuto come uno dei primi segnali della malattia neurodegenerativa, ma un nuovo studio appena pubblicato su Bmj Open suggerisce una inedita interpretazione del legame tra lo stato d’animo e il deterioramento delle funzioni cerebrali: l’ansia, quando compare intorno ai 50 anni, potrebbe essere un elemento scatenante della demenza, un fattore di rischio indipendente che può precedere di 10 anni la comparsa della patologia.

«La demenza, più specificatamente l’Alzheimer, è una malattia neurodegenerativa che progredisce nel tempo - scrivono i ricercatori - In assenza di trattamenti che possano modificare il decorso della malattia, l’attenzione si è concentrata sulla prevenzione primaria per ridurre il rischio e su interventi per rallentare la progressione della malattia. Una migliore comprensione dei fattori di rischio della demenza è quindi vitale per migliorare gli interventi terapeutici». 

Esistono molte prove a sostegno di un’associazione tra malattia mentale e demenza nelle vecchiaia, ma non è mai stato del tutto chiarito se i disturbi psichici rappresentino i segnali iniziali del declino cognitivo o se agiscano come indipendenti fattori di rischio. 

Per scoprirlo, i ricercatori hanno scandagliato i database delle pubblicazioni scientifiche in cerca di studi sul rapporto tra l’ansia provata da persone di mezza età e la comparsa di demenza più avanti negli anni. 

La ricerca si è conclusa con pochi, ma significativi risultati: c’erano solamente 4 studi che rispondessero ai loro criteri, ma il numero delle persone coinvolte, circa 30mila, era tale da poterli considerare una valida risorsa per i loro scopi.

In tutti e 4 gli studi è stata individuata una correlazione tra ansia, acuta o moderata, e futura demenza, con un intervallo tra l’una e l’altra di circa 10 anni. Ma in che modo l’ansia potrebbe contribuire al declino cognitivo?

Potrebbe darsi, ipotizzano i ricercatori, che una risposta esagerata allo stress, tipica dell’ansia moderata o grave, acceleri l’invecchiamento delle cellule cerebrali e le alterazioni degenerative nel sistema nervoso centrale, aumentando così il rischio di demenza.

Mentre non esistono cure per la demenza, esistono farmaci e interventi terapeutici per trattare l’ansia. Non è chiaro però se curare l’ansia possa proteggere dal rischio di sviluppare la malattia neurodegenerativa.

 «Se ridurre lo stato d’ansia nella mezza età possa anche ridurre il rischio di demenza - dicono i ricercatori - resta una questione aperta. Le terapie non farmacologiche come interventi basati su colloqui o sulla mindfulness o sulla meditazione, che sono noti per ridurre l’ansia nella mezza età potrebbero avere un effetto di riduzione del rischio, anche se tutto ciò deve ancora essere approfondito». 

In conclusione, comunque, i ricercatori invitano i dottori a non sottovalutare l’ansia come possibile fattore di rischio per la demenza.