L'inquinamento dei motori diesel aumenta il rischio di polmonite da pneumococco

L’associazione

L'inquinamento dei motori diesel aumenta il rischio di polmonite da pneumococco

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Lo Streptococcus pneumoniae, in condizioni normali, resta inattivo e asintomatico nelle vie aeree superiori, ma se riesce ad accedere ai polmoni o al sistema sanguigno può scatenare malattie particolarmente rischiose, come polmoniti e meningite
di redazione

Cresce la cattiva fama dei motori diesel, almeno di quelli di vecchia generazione.   Un nuovo studio appena pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology dimostra che l’esposizione alla particelle di scarico dei motori diesel aumenta il rischio di infezioni da pneumococco,, come la polmonite. In questo momento fanno notizia i casi di polmonite causati dal nuovo coronavirus, ma la Cina è tra i Paesi del mondo con il più elevato tasso di ricoveri per polmonite associata all’inquinamento dell’aria delle città. 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 37 per cento della popolazione mondiale vive in aree in cui i livelli di inquinamento atmosferico superano i limiti delle linee guida. La percentuale sale al 97 per cento nei Paesi a basso e medio reddito.  Le conseguenze sulla salute sono gravissime: le poveri sottili, secondo gli esperti dell’Oms, sono responsabili di 7 milioni di decessi all’anno, il 7 per cento dei quali attribuibili alla polmonite. 

Veniamo ai motori diesel. Dai tubi di scappamento dei veicoli diesel escono particelle inquinanti particolarmente dannose, tra ossidi di azoto e particolato sottile (Pm 10 e 2,5). Anche se, è doveroso specificarlo, i nuovi motori diesel Euro 6 sembrano più puliti di tante auto a benzina attualmente in circolazione.  Ma l’indagine riguarda sicuramente i diesel tradizionali e non quelli che sono stati appena lanciati sul mercato. 

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Liverpool, della Queen Mary's University e del London and Trinity College Dublin hanno voluto scoprire il ruolo delle particelle di scarico dei motori diesel nell’insorgenza di infezioni provocate dal batterio Streptococcus pneumoniae, tra le principali cause di polmonite e meningite. In condizioni normali il batterio resta inattivo e asintomatico nelle vie aeree superiori, ma se riesce ad accedere ai polmoni o al sistema sanguigno può scatenare malattie particolarmente rischiose.

I ricercatori hanno osservato che l’esposizione alle sostanze inquinanti emesse dai motori diesel indebolisce l’azione dei macrofagi, le cellule chiave del sistema immunitario incaricate di combattere le infezioni batteriche. Così i batteri presenti nelle vie aeree superiori non trovano ostacoli nel percorso verso i polmoni e una volta insediatisi possono proliferare indisturbati. 

«Sapevamo già che l'esposizione all'inquinamento atmosferico è dannosa, responsabile di milioni di morti ogni anno, di cui una proporzione significativa è dovuta alla polmonite. Ciò che non sapevamo, tuttavia, era in che modo le sostanze inquinati, come le particelle del gas di scarico dei diesel, causasse effettivamente malattie nelle vie aeree. Ora abbiamo scoperto i meccanismi cellulari alla base del fenomeno. Il nostro studio evidenzia la necessità urgente di affrontare l’impatto dell’inquinamento sulle vie aeree se vogliamo ridurre le malattie respiratorie potenzialmente letali come la polmonite», ha dichiarato Aras Kadioglu dell’ Institute of Infection & Global Health dell’Università di Liverpool, tra gli autori dello studio. 

Ricorrendo a modelli animali e ad analisi di cellule umane in vitro, i ricercatori hanno quindi individuato il meccanismo che spiega l’associazione tra inquinamento atmosferico e polmonite. I macrofagi esposti alle particelle di scarico dei diesel perdono il loro potere difensivo e lo pneumococco ne approfitta.