Le luci delle città tolgono il sonno agli adolescenti

Il legame

Le luci delle città tolgono il sonno agli adolescenti

Luce di giorno e buio di notte. È così che si preserva il ritmo circadiano e di conseguenza la qualità del sonno e la salute mentale degli adolescenti. Le luci artificiali dell’esterno sono tanto dannose quanto quelle che provengono da tablet e da telefonini

di redazione

Semafori, lampioni, insegne luminose, vetrine dei negozi perennemente accese. Le città non dormono mai e non lasciano dormire neanche gli adolescenti.  Secondo uno studio appena pubblicato su Jama Psychiatry, infatti, la luce artificiale proveniente dall’esterno disturba il sonno dei teenager e incide negativamente sulla loro salute mentale. I ragazzi che vivono in luoghi particolarmente illuminati di notte dormono meno e hanno maggiori probabilità di soffrire di disturbi dell’umore rispetto ai loro coetanei che abitano in case meno esposte alla luce artificiale. Più luci ci sono e più aumenta il rischio di sviluppare ansia, fobie e disturbo bipolare. 

La ricerca, finanziata dal National Institute of Mental Health (Nimh), è una delle prime a valutare l’impatto della luce esterna sul benessere psichico degli adolescenti. Mentre infatti gli effetti nocivi delle luci indoor, schermi di smartphone in primis, sono stati ampiamente studiati, le conseguenze delle luci artificiali outdoor avevano finora ricevuto scarsa attenzione. 

Eppure, anche queste ultime, esattamente come le prime, hanno la capacità di alterare i ritmi circadiani del sonno e della veglia favorendo così l’insorgere di disturbi mentali negli adolescenti. 

I ricercatori si sono basati sui dati di più di 10mila adolescenti tra i 13 e i 18 anni che avevano partecipato a uno studio sulla salute dei teenager tra il 2001 e il 2004 (National Comorbidity Survey Adolescent Supplement). 

Tutti i ragazzi erano stati sottoposti a test specifici per l’individuazione di diversi disturbi mentali e avevano compilato questionari sulla qualità e la durata del sonno.

Attraverso le immagini satellitari dei luoghi in cui vivevano i partecipanti, i ricercatori hanno calcolato il livello di esposizione alla luce artificiale dei giovani coinvolti nello studio. 

Dall’analisi sono emersi alcuni elementi significativi: gli adolescenti che vivevano in aree altamente illuminate di notte dichiaravano di dormire meno ore rispetto ai ragazzi che abitavano in case più “lontane dai riflettori”.  

In media i ragazzi che vivevano nelle aree più illuminate andavano a dormire 29 minuti più tardi di quelli che abitavano nelle zone più buie. Inoltre, ansia e disturbi dell’umore erano più frequenti nei teenager che abitavano in strade perennemente illuminate rispetto a quelli che passavano la notte in stanze poco o per nulla esposte alla luce artificiale. 

Più precisamente, i ragazzi che vivevano in luoghi sempre accesi avevano maggiori probabilità di soffrire di disturbo bipolare o di sviluppare specifiche fobie rispetto a chi dormiva mentre fuori regnava il buio. 

«Sebbene l'esposizione alla luce esterna sia solo uno dei fattori di un quadro più complesso di elementi che influiscono sul sonno e sul comportamento, è probabile che possa diventare un target importante per la prevenzione e per gli interventi sulla salute degli adolescenti», commentano i ricercatori.