Mai sottovalutare i cibi dolci. Basta un poco di zucchero per raddoppiare la produzione di grassi nel fegato

Lo studio

Mai sottovalutare i cibi dolci. Basta un poco di zucchero per raddoppiare la produzione di grassi nel fegato

Uno studio ha valutato gli effetti sul fegato del consumo regolare di moderate quantità di diversi tipi di zucchero. Fruttosio e saccarosio, ma non glucosio, raddoppiano la produzione di grassi nel fegato, anche in piccole dosi. Questa condizione favorisce l’insorgere di malattie metaboliche

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Immagine: Crave Better Foods, LLC, copyright owner of The Original Chipwich, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Basta un poco di zucchero e il fegato diventa grasso. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Zurigo ha valutato l’impatto di piccole quantità di diversi tipi zucchero,  fruttosio, saccarosio e glucosio, sul fegato scoprendo che un consumo moderato ma regolare di fruttosio e saccarosio, il tipo di zucchero presente nei soft drink, è associato a un aumento della produzione di grasso nel fegato. A lungo termine questa alterazione epatica può portare all’insorgere di malattie metaboliche, come diabete 2, resistenza insulinica, steatosi epatica, sindrome metabolica. 

«Ottanta grammi di zucchero al giorno, che equivalgono a circa 0,8 litri, circa 3,4 tazze, di una normale bevanda analcolica, aumentano la produzione di grasso nel fegato. E la iper-produzione di grassi continua per un periodo di tempo prolungato, anche se si smette di consumare zucchero», ha spiegato Philipp Gerber del dipartimento di endocrinologia, diabetologia e nutrizione clinica dell'Università di Zurigo, a capo della ricerca pubblicata sul Journal of Hepatology

Per lo studio sono stati reclutati 94 adulti in salute che sono stati divisi in due gruppi: il primo ha consumato ogni giorno per sette settimane bibite zuccherate che contenevano diversi tipi di zucchero in moderata quantità, fruttosio e saccarosio o glucosio (80 grammi al giorno), mentre il secondo gruppo non ha modificato le proprie abitudini alimentari con l’aggiunta delle bevande. 

I ricercatori hanno misurato nei partecipanti alcuni parametri indicativi della salute del metabolismo, come gli acidi grassi, i trigliceridi, i lipidi, osservando che il consumo giornaliero di soft drink aumentava di due volte la produzione di grassi nel fegato rispetto al gruppo di controllo. 

Nessuno dei partecipanti aveva consumato più calorie del solito, probabilmente perché le bibite aumentano la sensazione di sazietà riducendo l’assunzione di calorie da altre fonti. Il che, però, non è un bene perché gli zuccheri contenuti nelle bibite, fruttosio e saccarosio, hanno un effetto negativo sul metabolismo. 

«Il consumo regolare di bevande zuccherate sia con fruttosio che con saccarosio in dosi moderate associate a un apporto calorico stabile aumenta la sintesi epatica di acidi grassi, mentre questo effetto non si osserva dopo il consumo di glucosio. Questi risultati vanno a sostegno dell'ipotesi di una risposta adattativa del fegato all'esposizione regolare al fruttosio, come per esempio al consumo abituale di bevande zuccherate. 

Sorprendentemente il saccarosio, lo zucchero comune che consumiamo regolarmente a tavola, sembra contribuire più del fruttosio alla produzione di grasso nel fegato, che è il primo passo verso lo sviluppo di malattie come il fegato grasso e il diabete di tipo 2. Secondo le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità il consumo quotidiano di zucchero non deve superare i 50 grammi al giorno, ma una soglia massima di 25 grammi sarebbe l’ideale. 

«I nostri risultati danno un contributo fondamentale alla ricerca sugli effetti nocivi degli zuccheri aggiunti e saranno molto significativi per le future raccomandazioni dietetiche»,  conclude Gerber.