Mammografia: con un falso positivo aumenta il consumo di ansiolitici

L’indagine

Mammografia: con un falso positivo aumenta il consumo di ansiolitici

Alla fine il sospetto si rivelerà infondato. Ma nel frattempo alle donne con un responso falso positivo vengono prescritti ansiolitici e antidepressivi. La soluzione: accelerare i tempi degli ulteriori accertamenti e offrire sostegno psicologico
redazione

Tutto finirà nel migliore dei modi, ma all’inizio nessuno lo può sapere. La donna rispetta l’appuntamento periodico per lo screening mammografico, si sottopone all’esame e riceve un responso che la spaventa. Si rivelerà un falso positivo, ma solo alla fine di un lungo ed estenuante pellegrinaggio tra studi medici e nuovi test. Nel frattempo la legittima paura viene tenuta sotto controllo con ansiolitici o antidepressivi. Secondo una recente indagine pubblicata su Medical Care  ai responsi ritenuti veri all’inizio ma poi rivelatisi sbagliati segue immediatamente la prescrizione di psicofarmaci. Le donne con un falso positivo assumono medicinali per l’ansia o per la depressione in percentuali del 20 o del 30 per cento superiori rispetto alle donne con un responso negativo.

«Questi risultati - dice Joel Segel professore di salute pubblica alla Penn State - suggeriscono la necessità di svolgere immediatamente ulteriori indagini in seguito al primo sospetto, anche nello stesso giorno. In modo tale da prevenire l’insorgere di ansia o depressione». 

Un dato da tenere presente è che il ricorso agli psicofarmaci è più frequente tra le donne che hanno un’assicurazione sanitaria privata e che si sottopongono a un numero maggiore di esami rispetto a chi non se li può permettere.

Le informazioni contenute nell’indagine non possono venire trascurate dagli esperti di salute pubblica. Le campagne di prevenzione che invitano le donne a fare controlli periodici per individuare precocemente il tumore della mammella dovrebbero prevedere un sostegno psicologico dedicato a chi riceve un responso falso positivo. 

I ricercatori hanno anche individuato le donne più a rischio di andare incontro ad ansia o a depressione e ad assumere psicofarmaci. Si tratta di quelle pazienti il cui risultato richiede vari esami ulteriori per venire definitivamente chiarito. Le donne che devono sottoporsi a una biopsia, o devono aspettare più di una settimana per avere il responso sono più esposte al rischio di disturbi psichici. Inoltre, particolarmente sensibili alle brutte notizie sono le donne più giovani, con meno di 50 anni. 

«Lo screening per il tumore del seno è fondamentale per avere diagnosi precoci - spiega Segel - i pazienti dovrebbero ricevere dal personale sanitario esaustive linee guida sull’appropriatezza dei controlli e mantenersi in contatto con loro nel caso in cui affrontino esperienze negative come ansia e depressione in seguito a un esame». 

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