La mammografia salva la vita se si rispettano gli appuntamenti dello screening

L’analisi

La mammografia salva la vita se si rispettano gli appuntamenti dello screening

Chi rispetta rigorosamente il programma di screening senza saltare gli esami riduce del 50% il rischio di morire per un tumore al seno 10 anni dopo la diagnosi rispetto a chi salta due controlli consecutivi. Più esami si fanno e meglio è. Ma anche farli ogni tanto è meglio di niente

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Immagine: Jmarchn, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Rispettare gli appuntamenti dello screening mammografico salva la vita. 

Quando la diagnosi di tumore al seno arriva dopo aver saltato una o due mammografie, il rischio di morire per la malattia aumenta significativamente fino anche a raddoppiare (rispetto alle donne che hanno eseguito i controlli come previsto). Lo dimostra uno studio retrospettivo appena pubblicato su Radiology

I ricercatori hanno analizzato i dati del registro sanitario svedese tra il 1992 e il 2016 registrando le diagnosi di tumore e i decessi. L’indagine ha coinvolto in tutto 550mila donne dall’età media di 58 anni. 

Nel periodo preso in esame la mammografia veniva raccomandata ogni 18 mesi alle donne tra i 40 e i 54 anni e ogni 24 mesi nelle donne tra i 55 e i 69 anni. In base alla partecipazione allo screening, gli scienziati hanno diviso le diagnosi di tumore in quattro categorie: quelle giunte dopo che le donne avevano seguito scrupolosamente il programma di screening (392mila), quelle nelle donne che avevano eseguito l’ultima mammografia ma avevano saltato la precedente (41mila), quelle nelle partecipanti che avevano saltato l’ultimo esame ma effettuato il precedente (30mila) e infine quelle nelle donne che avevano saltato le ultime due mammografie (84mila). 

L’obiettivo primario dello studio era stimare l'effetto delle diverse modalità di partecipazione allo screening sulla mortalità per tumore al seno nei 10 anni successivi dalla diagnosi.

Ebbene, nelle donne che partecipano con costanza al programma di screening mammografico si registra una riduzione del 49 per cento del rischio di morire per un tumore al seno rispetto al gruppo delle donne meno rispettose degli appuntamenti. I benefici dello screening si perdono man mano che aumenta l’intervallo tra l’ultimo esame e la diagnosi. Nelle donne che hanno eseguito l’ultimo controllo ma saltato il precedente la riduzione del rischio di mortalità scende al 33 per cento. Mentre nelle donne che hanno effettuato il penultimo controllo, ma non l’ultimo, il rischio di morte si riduce del 28 per cento rispetto al gruppo di donne che ha saltato due controlli consecutivi. 

In sostanza, più controlli si fanno più si allontana il rischio di ammalarsi gravemente. In un arco di tempo di 10 anni le donne che hanno mantenuto entrambi gli appuntamenti prima della diagnosi avevano un rischio complessivo di morte per cancro al seno inferiore di circa il 50 per cento rispetto alle donne che avevano saltato entrambi gli esami.

«Anche se sospettavamo che la partecipazione regolare avrebbe assicurato una riduzione maggiore del rischio di morte di quella con una partecipazione irregolare, penso sia giusto dire che siamo rimasti leggermente sorpresi dalla dimensione dell’effetto. I risultati vanno a sostegno dell'ipotesi che la frequenza regolare riduca la possibilità che il cancro cresca prima che venga rilevato», ha dichiarato Stephen W. Duffy della London School of Medicine, a capo dello studio. 

I ricercatori ipotizzato che la partecipazione costante allo screening mammografico riduca il rischio di morire di cancro al seno rispetto alla partecipazione irregolare ma che che la partecipazione irregolare allo screening riduca comunque la mortalità rispetto alla completa mancata partecipazione.