Melanoma: i pompieri sono più a rischio

L’associazione

Melanoma: i pompieri sono più a rischio

L’incidenza del tumore della pelle è maggiore tra i vigili del fuoco. Colpa delle sostanze chimiche
redazione

firefighters.jpg

I vigili del fuoco non solo si ammalano più spesso, ma il più delle volte sviluppano il tumore in giovane età, intorno ai 40 anni

Il rischio è il loro mestiere, ma a questo pericolo non avevano pensato: i pompieri hanno maggiori probabilità di venire colpiti da tumore della pelle rispetto alla popolazione generale. L’incidenza normale del melanoma è dello 0,011 per cento, mentre tra i vigili del fuoco è dello 0,17 per cento. I ricercatori dell’University of Miami che hanno appena firmato uno studio su Jama Dermatology hanno analizzato i dati di 2.400 pompieri della Florida che hanno partecipato a una indagine sulla diffusione del cancro. E hanno scoperto che il 4,5 per cento dei pompieri ha ricevuto una diagnosi di tumore della pelle. Si tratta per la precisione di 17 casi di melanoma, 84 di altri tipi di tumore e 18 casi di una forma di cancro ancora poco nota. Ma le spiacevoli sorprese per i pompieri non finiscono qui. 

I vigili del fuoco si ammalano in giovane età, prima di quanto accade tra la popolazione generale. L’età media delle diagnosi nel campione preso in esame era 42 anni per il melanoma, 38 anni per tumori diversi dal melanoma e 42 anni per tumori della pelle non classificati. 

Gli scienziati di Miami sono convinti che tutto dipenda dalle sostanze chimiche con cui i soccorritori entrano in contatto. 

«Riteniamo - ha dichiarato in una nota per la stampa Alberto Caban-Martinez dell’University of Miami e principale autore dello studio - che ci siano sostanze chimiche nell’ambiente di lavoro che una volta entrate in contatto con i pompieri possano aumentare il rischio di alcuni specifici tipi di tumore della pelle».

Ma ci sono altri fattori di rischio che aumentano le probabilità di sviluppare un tumore della pelle: l’esposizione alla radiazione ultravioletta negli interventi alla luce del sole durante la stagione estiva, l’inadeguata decontaminazione dell’attrezzatura di sicurezza dopo una chiamata di emergenza, l’esposizione ai gas di scarico dei motori dei camion che generalmente restano accesi nella caserma mentre i vigili si preparano in risposta a una chiamata. 

Questo studio invita i medici di famiglia a prestare maggiore attenzione ai loro pazienti in divisa. «Se un medico di base ha tra i suoi pazienti un pompiere - dice Caban-Martinez - i nostri risultati suggeriscono di prescrivere un esame della pelle di tutto il corpo e di informare il paziente sulle strategie di protezione della pelle». Molti pompieri, scrivono i ricercatori, non sentono la necessità di sottoporsi esami diagnostici prima di avere superato i 60 anni. Ma i risultati dello studio spingono ad anticipare lo screening perché tra i vigili del fuoco il cancro colpisce anche i più giovani. 

«I pompieri sono già a rischio di sviluppare e morire per altre forme di tumore - dice Erin Kobetz, autore senior dello studio - quindi non sorprende che la nostra ricerca abbia individuato un elevato rischio di tumore alla pelle.