Niente paura. Le convulsioni dopo un vaccino non incidono sullo sviluppo dei bambini

La rassicurazione

Niente paura. Le convulsioni dopo un vaccino non incidono sullo sviluppo dei bambini

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Le convulsioni non incidono sul corretto sviluppo neanche quando sono accompagnate da alcune condizioni particolarmente rischiose, come eventi prima del primo anno di età, convulsioni di durata superiore ai 15 minuti o più episodi successivi al primo.
di redazione

Le convulsioni febbrili successive a una vaccinazione son un evento raro, e già questa è una rassicurazione, inoltre quando accadono non hanno conseguenze sullo sviluppo e sul comportamento dei bambini. È l’ennesima conferma della sicurezza dei vaccini: uno degli effetti collaterali più temuti dai genitori non lascia alcun segno a lungo termine sulla crescita dei loro figli.

È la conclusione a cui è giunto uno studio pubblicato sulla rivista Neurology, la rivista dell’American Academy of Neurology che ha messo a confronto lo sviluppo cerebrale e comportamentale dei bambini che avevano avuto attacchi di convulsione con febbre e bambini che non avevano mai avuto convulsioni febbrili. Non trovando alcuna differenza. 

«Questa è una notizia rassicurante per i genitori. A seguito della vaccinazione può verificarsi un attacco febbrile e comprensibilmente può essere abbastanza angosciante per i genitori. Questo evento collaterale può anche compromettere la fiducia dei genitori nelle future vaccinazioni. Ora, i genitori saranno sollevati nel sentire che le convulsioni febbrili a seguito della vaccinazione non influiscono sullo sviluppo del bambino», ha dichiarato ha detto Lucy Deng, del National Centre for Immunization Research and Surveillance (NCIRS) di Sydney, in Australia,  a capo dello studio. 

Per la loro ricerca, gli scienziati hanno reclutato in tutto 222 bambini appartenenti a tre gruppi: 62 bambini avevano avuto un episodio di convulsioni febbrili entro due settimane dalla vaccinazione, 70 bambini avevano avuto la stessa sgradevole esperienza per altre ragioni e 90 bambini non avevano mai sperimentato le crisi convulsive accompagnate da un rialzo della temperatura oltre i 38°C. Tutti i bambini del primo e del secondo gruppo avevano avuto le convulsioni entro i 2 anni e mezzo di vita. 

Gli scienziati hanno voluto verificare le conseguenze degli attacchi nei due anni successivi all’episodio. Così hanno valutato le funzioni cognitive, le capacità motorie, il linguaggio e il comportamento dei bambini che avevano avuto le convulsioni confrontando i risultati ottenuti con quelli dei bambini del terzo gruppo. Ebbene, tra i bambini dei tre gruppi non è emersa alcuna differenza nello sviluppo, nelle abilità cognitive o nel comportamento che possano far sospettare danni sulla crescita dei piccoli.

Dallo studio infatti è emerso che le convulsioni febbrili non incidono sul corretto sviluppo neurologico neanche quando sono accompagnate da alcune condizioni considerate particolarmente rischiose, come eventi prima del primo anno di età, convulsioni di durata superiore ai 15 minuti o più episodi successivi al primo. 

«In un periodo in cui assistiamo al ritorno del morbillo e alla diffusione di nuove malattie, i nostri risultati sono particolarmente importanti nel rassicurare i genitori e il personale sanitario sulla sicurezza dei vaccini», ha dichiarato Deng.