No, chi è felice non vive più a lungo

Miti da sfatare

No, chi è felice non vive più a lungo

Giovanna Dall’Ongaro

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By Fechi Fajardo, via https://flic.kr/p/7BzwNQ

L’umore non incide sulla salute, sorridere non allunga la vita e tenere il broncio non ci farà ammalare. Il mito è duro da sfatare, ma gli autori di uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet sembrano proprio intenzionati a metterci una pietra sopra. 

E il loro messaggio non può essere frainteso: siete tristi, depressi, stressati, con la tendenza a vedere il bicchiere sempre mezzo vuoto? In una parola, infelici? È un peccato, sembrano dire gli scienziati, ma nulla di tutto ciò vi ucciderà. 

La felicità non favorisce una vita sana e longeva e l’infelicità non scatena malattie. La conclusione arriva dopo aver monitorato per dieci anni un milione di donne di mezza età reclutate tra le partecipanti ai programmi di screening mammografico in Inghilterra e Scozia.

Un progetto da un milione di donne

La fase di reclutamento del Million Women Study è iniziata nel 1996 e si  è conclusa nel 2001 con un campione da record: 1,3 milioni di donne tra i 50 e i 69 anni, il gruppo più numeroso su cui sia mai stata testata la relazione tra la felicità o l’infelicità e la salute. A tutte loro era stato chiesto di compilare  un primo questionario sullo stile di vita, la situazione socio-demografica e le condizioni di salute generali, con informazioni su alcune patologie come pressione sanguigna alta, diabete, asma, artrite. In uno secondo tempo sono state chiamate a rispondere alle domande chiave della ricerca. Quelle sullo stato d’animo:  quante volte ti senti felice? La maggior parte del tempo, generalmente, qualche volta, raramente o mai? E quelle sulla salute: come consideri il tuo livello attuale? Eccellente, buono, normale o scarso?

Per dieci anni sono stati raccolti tutti i dati disponibili sulla vita delle donne: ogni ricovero, visita medica, operazione chirurgica o prescrizione di farmaci veniva registrato e “messo agli atti” come prove preziose per stabilire l’esistenza o meno di un nesso tra condizioni emotive e fisiche. 

Sorridere non allunga la vita e non farlo non l’accorcia

In base alle risposte, gli scienziati hanno diviso il campione in tre categorie: le infelici (1%), le saltuariamente felici (16%), le generalmente felici (44%), e le per lo più felici (39%). 

Per curiosità, ecco l’identikit delle donne più felici del gruppo:  quelle più anziane, meno povere, non fumatrici, con un partner, appartenenti a una comunità religiosa o coinvolte in attività sociali, con l’abitudine di dormire abbastanza, ma non troppo .

Il 1° gennaio del 2012 i ricercatori hanno tirato le somme di tutti i dati raccolti. Ebbene, la morte non ha guardato in faccia nessuno ed è toccata al 4% delle donne indipendentemente dalla predisposizione caratteriale che avevano avuto nella loro vita.  

La chiave di volta nell’indagine sulla correlazione tra felicità e salute l’ha fornita un gruppo di 500 mila donne perfettamente in salute, nessun caso di malattia, di cancro, di ictus, o di enfisema. Una consistente minoranza di queste donne aveva dichiarato di sentirsi profondamente infelice e stressata, ma il loro benessere fisico non è stato compromesso e il destino non ha riservato loro un trattamento diverso rispetto a quello delle donne più felici. 

«Il nostro lungo studio mostra che non c’è una solida prova del fatto che la felicità di per sé riduca la mortalità per cancro, per malattie cardiache o nel complesso per altre malattie», concludono gli autori inglesi su Lancet.

L’equivoco: qual è la causa e quale l’effetto?

La convinzione è dura a morire. Si è sempre creduto che lo stress, l’ansia, la tristezza possano incidere sulla salute e non mancano gli studi che sembrano confermarlo.  Ma non è forse vero il contrario? Sono le cattive condizioni di salute  a provocare l’infelicità e non viceversa, sostengono i firmatari dello studio inglese. Inoltre, non bisogna dimenticare che chi è infelice può avere uno stile di vita non salutare, fare uso di alcool o droghe, per esempio che, è risaputo, fanno molti più danni del cattivo umore.