Nuovo colpo allo screening del tumore al seno: ha un impatto minimo sulla riduzione della mortalità

Botta e risposta

Nuovo colpo allo screening del tumore al seno: ha un impatto minimo sulla riduzione della mortalità

E quasi la metà dei tumori individuati con lo screening potrebbero consistere in sovradiagnosi
redazione

BREAST.jpg

In Olanda lo screening mammografico, nei sui 24 anni di vita, avrebbe contribuito alla riduzione della mortalità per tumore della mammella per un modesto 5 per cento rispetto al risultato di gran lunga superiore ottenuto dalle terapie innovative

Se la mortalità per il tumore al seno è diminuita negli ultimi vent'anni - e sappiamo che è così - il merito non è dello screening, ma delle terapie che abbiamo a disposizione oggi, molto più efficaci di quelle di ieri.

È la conclusione a cui è giunto un gruppo di ricercatori francesi che ha pubblicato su Bmj uno studio nato con uno scopo preciso: valutare l'efficacia e il rischio di sovradiagnosi della strategia di pervenzione adotatta nei Paesi Bassi dal 1989 che prevede una mammografia ogni due anni per le donne over 50, lo stesso programma adottato in Italia e in molti altri Paesi del mondo.

Valutare i "pro" e i "contro" dello screening mammografico, da qualche tempo a questa parte, è una delle attività preferite degli esperti di salute pubblica e negli ultimi anni è stato un continuo botta e risposta tra sostenitori e detrattori della strategia di diagnosi precoce di massa.

Il più delle volte la bilancia pende a favore dello screening, i cui benefici, come ricorda l'Osservatorio Nazionale Screening, restano superiori ai danni. 

Secondo questo studio, invece, i vantaggi dello screening faticano a emergere. 

«Il principale obiettivo dei programmi di screening per il cancro - scrivono i ricercatori - è ridurre la mortalità. Nei Paesi in cui è diffuso un programma di screening, la riduzione dell'incidenza di tumori allo stadio avanzato dovrebbe essere il primo segnale per dimostrare che lo screening effettivamente riduce la mortalità». 

Ma, secondo i calcoli dei ricercatori francesi, in Olanda il controllo mammografico a tappeto, nei sui 24 anni di vita, ha contribuito alla riduzione della mortalità per tumore della mammella per un modesto 5 per cento rispetto al risultato di gran lunga superiore ottenuto dalle terapie innovative, associate al 28 per cento del calo dei decessi. 

Ma è nella seconda parte dello studio che il programma di screening dei Paesi Bassi rischia di perdere la sua buona reputazione. Quando cioè si passa al capitolo sulla sovradiagnosi.  I ricercatori, infatti, hanno osservato che l'individuazione di tumori non aggressivi è aumentata costantemente nel corso degli anni soprattutto da quando, nel 1997, il programma di screening è stato allargato alla popolazione femminile di età compresa tra i 70 e i 75 anni, ma anche da quando, nel 2006, sono stati introdotti i macchinari digitali con immagini ad alta risoluzione capaci di scovare masse di piccole dimensioni la maggior parte delle quali è di natura innocua. Secondo le stime degli scienziati circa un terzo (32%) dei tumori riscontrati nelle donne invitate allo screening tra il 2010 e il 2012 sono frutto di un eccesso di zelo del sistema diagnostico. 

Tra il 1989 e il 2012 sono aumentate soprattutto le diagnosi di tumori in situ con diametro inferiore ai 20 mm, classificati di stadio iniziale 1 e 2. Le diagnosi per i tumori in fase avanzata associate a un maggior rischio di morte sono invece rimaste stabili. 

I ricercatori francesi, che hanno raccontato, attraverso i dati, la storia del tumore alla mammella nei Paesi Bassi dal 1989 al 2012, concludono la loro valutazione sullo screening con queste parole: «Il programma di screening con la mammografia sembra avere un piccolo impatto per i tumori alla mammella in fase avanzata, il che indica che abbia un effetto marginale sulla mortalità. Quasi la metà dei tumori individuati attraverso lo screening potrebbero consistere in casi di sovradiagnosi». 

Visti i precedenti, però, è difficile credere che a breve non arriverà un nuovo studio che ribalterà ancora i risultati mostrando che in realtà il contributo della diagnosi precoce è stato determinante per ridurre la mortalità per cancro al seno.