L’orario ideale per andare a dormire è tra le 22 e le 23. Anticipare o posticipare aumenta i rischi per il cuore

Questione di timing

L’orario ideale per andare a dormire è tra le 22 e le 23. Anticipare o posticipare aumenta i rischi per il cuore

Esiste un’ora del cuore per andare a letto. Ed è tra le 10 e le 11 di sera. Chi anticipa o chi posticipa aumenta il rischio di ictus, infarto, scompenso cardiaco e così via. Perché per il cuore conta non solo quanto e come, ma anche quando si va a dormire

di redazione

Quanto e come si dorme contano senz’altro. Ma la salute del cuore dipende anche dal momento in cui si va a dormire. L’orario ideale per coricarsi, l’ora del cuore, è tra le 22 e le 23, né prima né dopo. Chi “sgarra”, anticipando o posticipando l’appuntamento con il letto, aumenta il rischio di malattie cardiovascolari. Lo suggerisce uno studio appena pubblicato sull’European Heart Journal – Digital Health, rivista della European Society of Cardiology (ESC), che si distingue da molti altri dello stesso tipo perché si basa su dati misurati oggettivamente e non sulle informazioni riportate dai singoli partecipanti. 

I ricercatori infatti si sono serviti delle misurazioni del sonno effettuate tramite lo specifico braccialetto (sleep tracker) di 88 mila persone inserite nella UK Biobank. Tutti i partecipanti, dell’età media di 61 anni, avevano indossato il braccialetto per una settimana consentendo così agli scienziati di ricostruire l’ora a cui si erano addormentati e quella a cui si erano svegliati. Tutte le altre  informazioni necessarie all’indagine, dallo stile di vita, alla salute generale e all’attività fisica, sono state invece raccolte attraverso questionari. I ricercatori sono andati poi ad analizzare la salute cardiovascolare del campione a distanza di circa sei anni dal monitoraggio del sonno. L’attenzione si è concentrata sulle diagnosi di infarto, scompenso cardiaco, ischemia, ictus e attacco ischemico transitorio. 

Nel periodo di osservazione il 3,6 per cento (3.172 persone) dei partecipanti aveva sviluppato una malattia cardiovascolare, ma l’incidenza era significativamente inferiore nel gruppo di persone che erano andate a dormire tra le 22 e le 23. Prima di attribuire all’orario della buonanotte un ruolo, positivo o negativo a seconda dei casi, nella salute cardiovascolare, gli scienziati hanno dovuto escludere uno dopo l’altro tutti gli altri fattori di rischio che avrebbero potute influenzare il risultato della ricerca, dall’età al sesso al fumo all’ipertensione al diabete e altri. 

Infine si sono accertati di lasciar fuori dall’analisi anche la durata e la qualità del sonno, perché emergesse esclusivamente l’impatto dell’ora in cui si va a dormire, indipendentemente da quanto e come si dorme. 

I risultati dimostrano che il momento ideale per andare a dormire è tra le 10 e le 11 di sera. Chi rimane sveglio oltre la mezzanotte aumenta del 25 per cento il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e chi si addormenta tra le 23 e le 24 lo aumenta del 12 per cento.  Ma, inaspettatamente, chi anticipa troppo l’appuntamento con Morfeo corre gli stessi rischi di chi tira tardi e va dormire a notte fonda. Chi si addormenta prima delle 10 ha una probabilità maggiore del 24 per cento di soffrire di qualche malattia cardiaca rispetto a chi chiude gli occhi all’ “ora del cuore”. Da un’analisi parallela sembrerebbe che l’associazione tra l’ora del sonno e la salute del cuore valga soprattutto per le donne. Per gli uomini sembra più rischioso anticipare che posticipare l’ora in cui si va a dormire. Ma le differenze tra i sessi sono ancora da chiarire e potrebbero entrare in gioco anche altri fattori, come la menopausa nelle donne. 

«Il nostro studio indica che il momento ottimale per andare a dormire è fissato in un orario preciso nell’arco delle 24 ore. Le deviazioni possono essere dannose per la salute. L'orario più rischioso risulta quello dopo la mezzanotte, potenzialmente perché potrebbe ridurre la probabilità di vedere la luce del mattino, azzerando così l'orologio biologico. Sebbene i risultati non mostrino causalità, la tempistica del sonno è emersa come un potenziale fattore di rischio cardiaco, indipendentemente da altri fattori di rischio e caratteristiche del sonno», commenta David Plans dell’Università di Exeter nel Regno Unito, che ha guidato lo studio.