Il piano inglese: meno zucchero negli snack per salvare i bambini dall'obesità

Il piano d’azione

Il piano inglese: meno zucchero negli snack per salvare i bambini dall'obesità

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Con il 20% di zuccheri in meno, senza accorgersene i bambini consumerebbero 25 kcal in meno al giorno e gli adulti 19. 
di redazione

Basta un poco di zucchero, in meno, per migliorare la salute dei bambini, riducendo il rischio di obesità e delle malattie associate al sovrappeso, diabete in primis. È con questo criterio che nel 2016 il governo britannico aveva lanciato un piano d’azione per ridurre del 20 per cento il contenuto di zucchero in alcuni prodotti entro il 2020. Si trattava del “Childhood Obesity: A Plan for Action”, una strategia di prevenzione in accordo con le aziende alimentari per rendere meno dolci gli alimenti più amati dai bambini, cereali, merendine e snack. 

Ora, a ridosso della data annunciata, un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford ha voluto calcolare l’effettivo impatto che la strategia di prevenzione avrebbe sulla salute della popolazione sia giovane che adulta, valutando anche gli effetti sulle spese sanitarie. 

Grazie ai dati ricavati dalla National Diet and Nutrition Survey, una ampia indagine sulle abitudini alimentari della popolazione inglese, gli scienziati sono stati in grado di mostrare cosa accadrebbe se tutto andasse secondo i piani e le promesse delle ditte alimentari venissero mantenute. 

Ebbene, se nelle merendine confezionate, nei cerali per la colazione e negli snack consumati per gli spuntini la quantità di zucchero venisse ridotta del 20 per cento, il numero di bambini obesi tra i 4 e i 10 anni si ridurrebbe del 5,5 per cento, quell dei ragazzi tra gli 11 e i 18 del 2,2 per cento e quello degli adulti del 5,5 per cento. 

La dieta sarebbe del tutto indolore: senza accorgersene i bambini consumerebbero 25 kcal in meno al giorno e gli adulti 19. 

Restando nel migliore degli scenari, con l’obiettivo pienamente raggiunto, le conseguenze sulla salute della popolazione sarebbero notevoli: riducendo del 20 per cento la quantità di zucchero nei prodotti confezionati si avrebbero 155mila casi in meno di diabete 2 tra gli adulti, si eviterebbero 3.500 eventi cardiovascolari e 5.800 casi di tumore del colon-retto con un risparmio per il servizio sanitario nazionale di 330 milioni di euro in dieci anni. 

Ma questo quadro perfetto pieno vantaggi per la salute della popolazione e per le tasche della sanità potrebbe diventare un miraggio se il programma del governo britannico subisse qualche modifica. 

La riduzione dello zucchero infatti deve avvenire su tre fronti: abbassare la quantià di zucchero nei prodotti confezionati, ridurre la dimensione delle porzioni, e spingere all’acquisto di prodotti alternativi a basso contenuto di zucchero. La combinazione delle tre strategie è quella vincente. Se uno solo di questi interventi fallisse, la campagna non otterrebbe i risultati sperati. 

Negli stessi giorni in cui lo studio dell’Università di Oxford veniva pubblicato sul British Medical Journal, un altro piano d’azione contro l’eccessivo consumo di zucchero veniva proposto sulla rivista dell’American Heart Association, Circulation. In questo caso gli scienziati hanno valutato l’impatto che sulla salute delle etichette alimentari che aiutano a individuare i cibi più zuccherati. Quando sulla confezione di cibi o bibite viene indicata chiaramente la presenza di zucchero aggiunto (tutti gli zuccheri aggiunti durante il processo di produzione), si può ottenere una riduzione delle malattie cardiovascolari e dei casi di diabete di tipo 2. E non tanto perché i consumatori sono spinti a scegliere alimenti meno dolci, ma soprattutto perché le aziende sono invogliate a ridurre il contenuto di zucchero nei loro prodotti per evitare “il marchio dell’untore”, il riconoscibile timbro di cibo spazzatura. 

Lo studio è stato condotto dalla Tufts University negli Usa, nell'ambito dell'iniziativa Food-PRICE, un progetto del National Institutes of Health, nato con lo scopo di identificare le strategie nutrizionali che possono avere il maggiore impatto sul miglioramento della dieta e della salute negli Stati Uniti.

Secondo le previsioni dei ricercatori le etichette che mettono in bella evidenza le quantità di zucchero aggiunto (in vigore negli Usa dal 2016) aiuteranno a prevenire entro il 2037 354mila casi di malattie cardiovascolari ed evitare quasi 600mila casi di diabete 2, con un risparmio sul sistema sanitario di 31 miliardi di dollari.