PrEP come i vaccini. Protegge dall’Hiv chi la assume e la popolazione generale

Profilassi pre esposizione

PrEP come i vaccini. Protegge dall’Hiv chi la assume e la popolazione generale

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La PrEP consiste nell’assunzione di un farmaco per prevenire l’infezione da virus Hiv. Il medicinale è composto dall’associazione, in un’unica compressa, di due medicinali (Tenofovir DF ed Emtricitabina)
di redazione

Se le persone a maggior rischio di contrarre l’infezione da Hiv fanno ricorso alla PrEP, vale a dire assume farmaci in grado di impedire al virus di “attecchire”, non protegge soltanto sé stessa ma riduce il rischio per l’intera popolazione. 

È il risultato di uno studio pubblicato su Lancet Hiv e che riporta i risultati di un programma di profilassi pre-esposizione messo in atto in Australia. 

Protezione individuale

La PrEP consiste nell’assunzione di un farmaco per prevenire l’infezione da virus Hiv. «Quindi la PrEP è usata da persone senza Hiv per non prendere l’Hiv e non diventare Hiv-positive», spiega il portale PrEPinfo, portale realizzato da Plus Onlus per fornire informazioni su questa strategia. «La PrEP è composta dall’associazione, in un’unica compressa, di due medicinali (Tenofovir DF ed Emtricitabina) chiamata Truvada», un farmaco noto e utilizzato nel trattamento dell’HIV da molto tempo.

La PrEP può essere assunta quotidianamente o “al bisogno”. In entrambi i casi, se assunta correttemente, la PrEP ha dimostrato in numerosi studi di ridurre tra l’86 e il 100 per cento il rischio di essere contagiati dal virus Hiv. 

Questo risultato è stato ora confermato dallo studio australiano che ha coinvolto 3.700 uomini (omosessuali o bisessuali) di età superiore ai 18 anni reclutati in 21 centri clinici del New South Wales in Australia. 

Si trattava di una fascia di popolazione considerata a più alto rischio di infezione a cui è stata offerta gratuitamente la profilassi. Tutti i partecipanti si sono sottoposti a test per l’Hiv dopo un mese e dopo tre mesi dall’inizio del trattamento. 

Al termine del primo anno soltanto due partecipanti allo studio hanno contratto il virus: corrisponde a un tasso di 1 caso ogni 1.350 persone, mentre quello atteso in assenza di PrEP era di circa 2 ogni 100. Inoltre, in entrambi i casi è stata confermata la scarsa aderenza al trattamento. 

Protezione collettiva

Lo studio australiano aggiunge però un ulteriore tassello finora poco indagato. La PrEP non protegge soltanto chi la assume, ma anche la popolazione generale. 

Come? Esattamente come fa un vaccino, ha spiegato Andrew Grulich, primo firmatario dello studio e docente al Kirby Institute presso la University of New South Wales di Sidney. Creando una sorta di immunità di gregge, quel fenomeno per cui, se in una popolazione viene vaccinata la gran parte dei componenti, anche chi non è vaccinato è protetto dall’infezione. 

Ciò avviene perché riducendosi il numero di persone suscettibili all’infezione si impedisce al microrganismo di diffondersi.

È esattamente quello che fa la PrEP: riducendo il numero dei potenziali attori della trasmissione, riduce le possibilità per l’Hiv di diffondersi. 

Nel programma australiano, la somministrazione della PrEP ha consentito di ottenere una ha prodotto in media una riduzione del 25 per cento delle nuove diagnosi nelle aree oggetto dell’intervento. 

PrEP strategia essenziale

«La profilassi pre-esposizione è un approccio preventivo altamente efficace quando avviato insieme a una elevata somministrazione di test e di trattamenti per l’Hiv. Il lancio delle campagne dovrebbe essere considerato come una componente cruciale della prevenzione delle epidemie da Hiv che colpiscono prevalentemente uomini che hanno rapporti sessuali con uomini», ha dichiarato Grulich che tuttavia non manca di notare che lo studio potrebbe avere esagerato gli effetti dell’intervento.

Per esempio, non si può escludere che altri fattori abbiano avuto un ruolo nel ridurre la diffusione delle infezioni come non si può escludere che alcune persone abbiano seguito la terapia preventiva privatamente rendendo così la copertura ancora più ampia. 

Ciò, tuttavia, non toglie nulla all’importanza dei risultati.

In un editoriale di commento allo studio, Sheena McCormack, dell’MRC Clinical Trials Unit del Regno Unito sottolinea come l’esperienza australiana sia servita a dimostrare che la profilassi pre-esposizione è una strategia fondamentale per contenere le infezioni. 

«Lo studio - ha dichiarato McCormack - ha fornito  prove consistenti del valore aggiunto della PrEP a livello di popolazione, oltre a confermare l'efficacia tra gli individui che assumono adeguatamente la PrEP durante i periodi di possibile esposizione all’Hiv».