Psa: i rischi superano i benefici

Il verdetto

Psa: i rischi superano i benefici

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Un gruppo di esperti sconsiglia l’esame di routine. I rischi superano di gran lunga i benefici. Nel caso di pazienti a rischio più elevato la decisione va discussa con il medico
di redazione

La bilancia pende troppo dalla parte dei rischi e gli esperti di salute pubblica non possono non tenerne conto. Per questo il test del Psa non dovrebbe essere un esame di routine per la prevenzione del tumore alla prostata. Sul piatto dei benefici c’è infatti solo una lieve riduzione della mortalità per la specifica malattia e nulla di più. Le conseguenze della  sovradiagnosi sono invece molto più preoccupanti: le operazioni per rimuovere un sospetto tumore possono provocare danni alle funzioni sessuali e urinarie. 

Lo studio che sconsiglia lo screening di massa è stato effettuato da un panel di esperti internazionale formato da medici, uomini a rischio di cancro alla prostata ed esperti di ricerca che ha passato al vaglio le ultime prove scientifiche disponibili usando il metodo di valutazione Grade (Grading of Recommendations Assessment, Development and Evaluation), un modello rigoroso per la produzione di raccomandazioni cliniche.

Il test del Psa (antigene prostatico specifico) è il più diffuso esame per  lo screening del carcinoma della prostata. È usato in molti paesi, ma la sua efficacia è controversa per l’elevato numero di falsi positivi. 

Gli esperti hanno analizzato i dati di un numerosi trial clinici che hanno coinvolto nel complesso 700mila uomini scoprendo che il test del Psa garantisce un vantaggio minimo nella riduzione dei casi di morte per tumore alla prostata. Il lavoro del panel si è svolto all’interno della BMJ’s Rapid Recommendations initiative, l’iniziativa lanciata dal gruppo editoriale britannico per  realizzare linee guida affidabili sulle strategie di prevenzione del tumore alla prostata. 

Ebbene, alla fine della loro indagine gli esperti incaricati di analizzare la questione hanno raggiunto un verdetto unanime: con pochi e incerti benefici e con molti ed evidenti danni, il test del Psa non deve essere offerto come screening per l’intera popolazione maschile. Secondo i ricercatori nessun medico dovrebbe sentirsi in dovere di parlare dei pro e dei contro del test con i propri pazienti, a meno che non siano loro a dichiarare l’intenzione di sottoporsi all’esame. 

«Nel migliore dei casi - scrivono i ricercatori -  lo screening per il cancro alla prostata porta a una lieve riduzione della mortalità specifica per malattia nell'arco di dieci anni, ma non influenza la mortalità complessiva. I medici e i pazienti che prendono in considerazione lo screening basato sul Psa devono valutare questi benefici rispetto ai potenziali danni a breve e lungo termine dello screening, comprese le complicazioni derivanti dalle biopsie e dal successivo trattamento, nonché il rischio di sovradiagnosi e di sovra-trattamento».

Un discorso a parte deve essere fatto per gli uomini a elevato rischio di morire per un tumore alla prostata, come quelli con una familiarità alla malattia. In questo caso potrebbe essere preso in considerazione il test del Psa dopo un’attenta valutazione con il proprio medico.