Regno Unito, è scattata la sugar tax: imposte sulle bibite zuccherate per combattere l’obesità

La mossa

Regno Unito, è scattata la sugar tax: imposte sulle bibite zuccherate per combattere l’obesità

Molte aziende hanno già ridotto il contenuto di zucchero per evitare la “multa”
redazione

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Un primo risultato è già stato ottenuto: per evitare di pagare la tassa molte aziende hanno ridotto il contenuto di zucchero dei soft drinks. La Coca Cola classica, invece, non ha modificato la sua composizione

All’inizio si pensava avrebbe potuto fruttare 520 milioni di sterline (587 milioni di euro). Oggi le stime degli economisti britannici si sono più che dimezzate: la sugar tax, la tassa sulle bibite zuccherate entrata in vigore nel Regno Unito lo scorso 6 aprile, nel suo primo anno di applicazione procurerà alle casse dello Stato non più di 240 milioni di sterline (271 milioni di euro), tutti destinati a progetti sportivi nelle scuole. 

Curiosamente il mancato guadagno è una buona notizia. Significa che nei due anni trascorsi tra l’annuncio della nuova imposta e la sua concreta applicazione molti produttori hanno ridotto la quantità di zucchero nelle bevande per restare al di sotto della soglia tassabile. 

La sugar tax, una strategia già adottata in Messico, Francia e Norvegia per combattere l’obesità infantile, prevede due forme di tassazione: una di 18 pence al litro per le bibite con più di 5 grammi di zucchero per ogni 100 millilitri e l’altra di 24 pence al litro per le bibite con più di 8 grammi di zucchero per ogni 100 millilitri.

Per evitare l’imposta il 50 per cento delle aziende, tra cui Fanta, Ribena e Lucozade si sono adeguate ai nuovi standard, tagliando rispettivamente un terzo, la metà e due terzi della quantità di zucchero.

La Coca Cola invece ha deciso di non cambiare di una virgola la composizione del più celebre dei suoi prodotti. I succhi di frutta sono esenti dal provvedimento perché non contengono zucchero aggiunto. 

Ma l’imposta sui soft drinks è realmente efficace? Le perplessità non mancano. 

Secondo una recente analisi condotta da tre economisti dell’Institute for Fiscal Studies e presentata alla conferenza annuale della Royal Economic Society all’ Università del Sussex, la tassa sullo zucchero avrà effetti solamente su una fascia di popolazione, i teen ager il cui apporto di zucchero proviene per un quarto dai soft drinks. «I nostri adolescenti - ha dichiarato ha detto il ministro della sanità Steve Brine - consumano in media quasi una vasca da bagno di bevande zuccherate ogni anno, alimentando così una preoccupante tendenza all'obesità in questo paese». 

Ma in molti sono convinti che l’aumento dei prezzi dei prodotti non scoraggerà la maggior parte dei consumatori abituali. 

Secondo un sondaggio condotto da Mintel su un campione di 2mila persone, la tassazione sugli alimenti poco salutari convincerà solamente il 50 per cento della popolazione a rinunciare ai propri prodotti preferiti. Sembrerebbe più efficace puntare su una maggiore informazione nutrizionale: etichette alimentari più trasparenti potrebbero infatti spingere i tre quarti dei consumatori a cambiare abitudini. 

In Messico, dove la tassa è stata introdotta nel 2014, è stata osservata nel primo anno una riduzione dei consumi di bibite zuccherate del 12 per cento. Ma, come fa notare Bbc on line, è ancora presto per sapere se la sugar tax abbia ottenuto il tanto sperato effetto sulla diffusione dell’obesità.