Il rischio di aborto spontaneo aumenta con l’età della mamma

Lo studio

Il rischio di aborto spontaneo aumenta con l’età della mamma

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Una gravidanza iniziata tra i 25 e i 29 anni di età ha il 10 per cento di possibilità di finire con un aborto spontaneo. Il rischio aumenta dopo i 30 anni arrivando al 53 per cento dopo i 45 anni.
di redazione

Succede spesso e il più delle volte non si sa perché. L’aborto spontaneo  si verifica nel 12, 15 per cento delle gravidanze entro le 20 settimane di gestazione. Ma l’esatta portata del fenomeno e le sue cause sono difficili da ricostruire per mancanza di informazioni disponibili. Uno dei pochi Paesi al mondo che raccoglie i dati sulle gravidanze terminate precocemente in maniera inaspettata è la Norvegia. Ed è infatti qui che si è svolta la prima ampia indagine sui fattori di rischio dell’aborto spontaneo. I risultati pubblicati sul Bmj puntano il dito contro due elementi piuttosto prevedibili: l’età della madre e le complicanze delle precedenti gravidanze. Un team di ricercatori del Norwegian Institute of Public Health ha analizzato i database nazionali sulle gravidanze che dal 2008 registrano anche i casi di interruzione di gravidanza decisi dalla natura. Sono state prese in esame tutte le donne incinte tra il 2009 e il 2013, per un totale di 421mila gravidanze, il 12,8 per cento delle quali interrotte involontariamente nel primo trimestre. Un dato in linea con le stime di altri Paesi sviluppati.

La prima responsabile è l’età delle donne. Una gravidanza iniziata tra i 25 e i 29 anni di età ha il 10 per cento di possibilità di finire con un aborto spontaneo. Il rischio aumenta dopo i 30 anni arrivando al 53 per cento dopo i 45 anni.  Ma anche restare incinta troppo presto aumenta le probabilità di non portare a termine la gravidanza: le donne sotto i 20 anni di età hanno un rischio di aborto pari al 16 per cento.

L’altro dato emerso dalla ricerca, anche questo senza grandi sorprese, è che gli episodi tendono a ripetersi, un primo caso ne tira un altro.

Dopo un aborto il rischio di subirne un secondo aumenta della metà e dopo due raddoppia. Le donne che hanno sperimentato per tre volte consecutive la delusione di una gravidanza interrotta aumentano le probabilità di un nuovo insuccesso di ben quattro volte. 

I ricercatori hanno osservato, dati alla mano, quel che tanti ginecologi sanno per esperienza: le complicanze delle gravidanze precedenti hanno un effetto negativo sulle future. Per esempio un parto pretermine, un cesareo, il diabete gestazionale aumentano il rischio di aborto spontaneo nella successiva gravidanza. 

Non accade lo stesso per la pre-eclampsia, condizione caratterizzata da pressione alta in gravidanza: chi ne ha sofferto nel corso dei 9 mesi di gestazione non deve preoccuparsi per gli esiti di una nuova gravidanza perché non è stata osservata alcuna associazione con il rischio di aborto spontaneo. 

Anche le donne che sono nate sottopeso hanno maggiori rischi di andare incontro a gravidanze interrotte contro la loro volontà. 

Questo è uno studio osservazionale e, come tale, non può stabilire un legame di causa ed effetto, tuttavia i risultati forniscono stime precise del rischio di aborto associato all'età della madre e suggeriscono anche il ruolo di alcune precedenti complicazioni della gravidanza. Insomma, la ricerca norvegese probabilmente non dice ai medici molto di nuovo, ma quantifica il fenomeno come prima non era mai stato fatto.