Screening per il tumore del collo dell'utero. Il test di nuova generazione funziona davvero e può essere eseguito ogni cinque anni

Prevenzione 2.0

Screening per il tumore del collo dell'utero. Il test di nuova generazione funziona davvero e può essere eseguito ogni cinque anni

di redazione

È tempo di bilanci per il test Hpv, l’esame per la prevenzione del tumore del collo dell’utero che in molti Paesi del mondo, Italia compresa, ha sostituito o sta per sostituire il tradizionale Pap test nelle campagne di screening. 

Uno studio pubblicato sul British Medical Journal promuove a pieni voti il nuovo esame per la ricerca dei tipi più rischiosi di papilloma virus umano: «è più sensibile del precedente e offre una maggiore protezione contro il carcinoma della cervice uterina», scrivono i ricercatori. 

I risultati dell’indagine vanno a sostegno quindi delle linee guida internazionali che una decina di anni fa suggerivano per la prima volta di passare dal Pap test all’Hpv test e confermano anche che tra un esame e il successivo possono passare cinque anni senza che aumenti il rischio per le donne di ammalarsi. Molti Paesi hanno aderito alla nuova strategia di prevenzione. 

In Italia nel 2013 il Ministero della Salute aveva raccomandato alle Regioni di sostituire il Pap test con il test Hpv, ma come vedremo il passaggio non è ancora stato completato. Nel Regno Unito la National Screening Committee aveva invitato il servizio sanitario ad adottare la nuova procedura nel gennaio del 2016. 

Perché cambiare sistema di screening? In numerosi e rigorosi trial clinici condotti nell’arco di 15 anni il test Hpv ha dimostrato una sensibilità maggiore rispetto al Pap test, ossia si è rivelato più efficace nell’individuare lesioni che potrebbero evolvere in tumori (in termini medici: neoplasie intraepiteliali cervicali di grado 2 o superiore - Cin 2+). La procedura dei test è la stessa, ma cambia il tipo di indagine in laboratorio. 

La conferma da mezzo milione di donne

Per accertarsi che i dati degli studi clinici funzionino allo stesso modo nel mondo reale, i ricercatori hanno condotto una indagine in sei laboratori del National Health Service britannico mettendo a confronto le performance dei due test. Il campione coinvolto nello studio era costituito da 578mila donne tra i 24 e i 64 anni che si erano sottoposte allo screening per il tumore cervicale tra il 2013 e il 2017. Il 32 per cento delle partecipanti aveva effettuato il test Hpv di nuova generazione e il 68 per cento il test tradizionale.  

I ricercatori hanno confermato la maggiore sensibilità del test Hpv che si è rivelato in grado di individuare un maggior numero di lesioni cervicali (Cin) rispetto al test tradizionale. Più precisamente il 50 per cento in più di Cin2+, il 40 per cento in più di Cin 3+ e il 30 per cento in più di tumori conclamati. 

L’affidabilità del test Hpv viene anche dimostrata dal fatto che dopo tre anni dallo screening il numero di lesioni Cin 2+ riscontrate nelle donne risultate negative nel precedente esame è molto basso in confronto a quello registrato con il Pap test tradizionale. Il nuovo test quindi permette di avere previsioni affidabili a lungo termine. 

«Lo studio ha confermato che lo screening preliminare con test Hpv è associato a un'incidenza molto più bassa di neoplasia intraepiteliale cervicale di alto grado rispetto alla citologia a base liquida (Pap test, ndr). Gli intervalli di screening cervicale possono essere estesi in sicurezza», concludono i ricercatori.  

Italia a 20 velocità

In Italia l’invito a passare al test Hpv per lo screening del tumore della cervice uterina risale al 2013.  Non tutte le Regioni hanno aderito con lo stesso impegno. Sul sito dell’Osservatorio nazionale screening, dove sono presenti gli ultimi dati sulla diffusione del nuovo test, emergono le disparità tra una regione e l’altra, con il Nord, come prevedibile, più diligente del Sud. 

«In alcune Regioni del Nord - dicono all’Osservatorio - c’è stato un avvio tempestivo della conversione, che si attende completa a breve. Di conseguenza, nel 2016 un terzo delle donne del Nord è stato invitato a screening con Hpv e si attende un aumento sostanziale nei prossimi anni. Al contrario, al Sud, la proporzione di invitate al test Hpv rimane sostanzialmente stabile intorno al 9 per cento mostrando che non c’è stato l’avvio di una conversione al di fuori di alcuni programmi pilota (anche regionali) già esistenti. Al Centro, la proporzione di invitate all’Hpv è aumentata dal 4% del 2012 al 25 per cento del 2016, come risultato di una media tra alcune Regioni che hanno avviato tempestivamente la conversione e altre che sostanzialmente non la hanno ancora iniziata.La proporzione di donne positive al test è stabile lievemente al di sotto del 7 per cento». 

Promozione definitiva

I ricercatori inglesi, in conlcusione non hanno dubbi: il test Hpv è più efficace del tradizionale Pap test e le nazioni che lo adottano possono ridurre notevolmente l’incidenza del carcinoma delle cervice uterina. 

«Attualmente in Inghilterra 2.500 donne ricevono una diagnosi di tumore cervicale ogni anno, un quarto delle quali dopo un risultato negativo del Pap test. Lo screening con il test Hpv potrebbe risparmiare altri 400 -500 casi, o ridurre di circa il 20 per cento l’incidenza», concludono gli autori dello studio.