Per smettere col fumo meglio dare un taglio netto al vizio

Strategie a confronto

Per smettere col fumo meglio dare un taglio netto al vizio

Cristina Gaviraghi

Se l’intenzione è quella di abbandonare l’abitudine alle sigarette, allora la strategia migliore è fissare una data in cui dire basta e quel giorno farla finita una volta per tutte con il vizio. 

È il metodo più temuto dai fumatori che gli preferiscono solitamente un allontanamento graduale e progressivo dalla sigaretta, ma quello che gli addetti ai lavori consigliano di più, anche se la quantità di dati scientifici che confronta l’efficacia delle due strategie non è poi così cospicua. 

A cercare di fare chiarezza sull’argomento ci hanno pensato all’Università di Oxford in uno studio pubblicato sugli Annals of Internal Medicine. La ricerca ha coinvolto circa 700 fumatori. A metà di loro è stato chiesto di chiudere col fumo in modo drastico, smettendo di colpo in un giorno, mentre all’altra metà, nelle due settimane prima di abbandonare il vizio, è stato chiesto di ridurre progressivamente la quantità di sigarette fumate del 75 per cento. Tutti i volontari, durante lo studio, hanno ricevuto il supporto di infermieri e personale sanitario e hanno potuto ricorrere a terapie sostitutive della nicotina come cerotti o gomme da masticare impregnati di questa sostanza. 

Dopo un mese dallo stop al fumo, quasi il 50 per cento di chi aveva smesso bruscamente era ancora libero dal vizio contro il 39 per cento di chi era stato assegnato all’approccio graduale. Percentuali cha, a distanza di sei mesi, diventavano, rispettivamente, 22 e 16 per cento. La strategia di smettere drasticamente sembrerebbe dunque regalare ai fumatori circa un 25 per cento di probabilità in più di riuscire nell’intento e questo indipendentemente dal metodo che, prima di iniziare lo studio, si dichiarava di preferire.

«La nostra ricerca mostra come chiudere di colpo col fumo possa essere un metodo più efficace della diminuzione graduale delle sigarette sia nel breve sia nel lungo termine», dichiara Nicola Lindson-Hawley, principale autrice dell’indagine. Ma perché?

Chi decide di smettere poco alla volta si trova a fare uno sforzo prolungato. Ogni giorno deve affrontare una nuova sfida che consiste nel ridurre ulteriormente il numero di sigarette fumate. Senza contare che ogni “bionda” residua può diventare agli occhi del fumatore sempre più desiderabile e gratificante, creando così con il vizio un legame più difficile da spezzare. Sarebbe come quando si deve togliere un cerotto, meglio strapparlo in un colpo solo piuttosto che prolungare la sofferenza togliendolo un millimetro alla volta.

Ma smettere di fumare non è comunque facile. Se la sigaretta ha ormai creato una dipendenza fisica e psicologica, abbandonarla causa irritabilità, insonnia e a volte anche depressione. E riuscire a chiudere col vizio dipende da molti fattori: il grado di dipendenza, le abitudini associate al fumo, il sostegno o meno di famiglia e amici e la personalità del fumatore. 

Chi sceglie e riesce a smettere di colpo di solito ha alla base una motivazione e una fiducia in se stesso più alta e riesce a trarre più forza dalla demarcazione netta, tra un passato da fumatore e un futuro da non fumatore, rappresentata dalla data in cui si decide di smettere. 

È importante, però, notare che i risultati dello studio sono stati evidenziati in persone che hanno comunque ricevuto un supporto di consulenza e una qualche terapia sostitutiva della nicotina. Aiuti che hanno consentito una più alta percentuale di successo. 

Non esiste poi una ricetta per smettere di fumare che vada bene per tutti. Per chi ha una scarsa consapevolezza di sé e delle proprie capacità, dare un taglio netto al vizio può essere fonte di insicurezza e di paura di trovarsi di fronte a un insuccesso. «Per queste persone è molto meglio tentare di ridurre il fumo di sigaretta gradualmente piuttosto che rinunciare a smettere, affidandosi maggiormente a sostegno e interventi esterni per aumentare le possibilità di successo».